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SCENARIO/ Buttiglione: un governo con Berlusconi, Lega e Pd per riforme impopolari

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Procedere con tutte quelle riforme che sono sempre state dilazionate per paura della loro impopolarità: pensioni, mercato del lavoro, efficienza del sistema scuola, formazione professionale… Serve una rivoluzione morale.

Cosa intende?

Per poter affrontare questo difficilissimo momento la classe politica deve tornare credibile in fretta.
Teniamo conto che a livello europeo, come dice Angela Merkel, si tornerà a un’interpretazione rigida del Trattato di Maastricht. Il che significa pareggio di bilancio e non un deficit al 3%. Non solo, Tremonti parla di una manovra da 30 miliardi di euro, ne servirà invece una da 70. Poi c’è il tema della competitività: paesi che hanno una competitività così diversa non possono stare nella stessa moneta. L’Italia deve fare qualcosa anche in questo senso.

Tremonti, secondo molti commentatori, potrebbe essere l’uomo giusto per un governo tecnico perché avrebbe l’appoggio di gran parte delle forze politiche. Dai suoi giudizi lei non sembra di questa idea…

Tremonti non ha fatto male, ma la sua ottica è sempre stata di breve periodo, della serie “vediamo di cavarcela aspettando la ripresa”. Mi sembra più convincente quella di lungo periodo del cancelliere tedesco, una prospettiva più lunga capace di pensare ai conti e alla crescita. In vista di questo obiettivo un po’ di deficit si può concedere.

Cosa risponde a chi vede in questi progetti il ritorno alla vecchia politica e l’estremo tentativo di bloccare il federalismo?


Sul federalismo serve un discorso serio, per ora camminiamo al buio e nessuno sa quanto ci costerà. Non ci sono pregiudizi negativi da parte nostra, perché un federalismo ben fatto, nel lungo periodo, è un fattore di contenimento dei conti pubblici. Senza questa chiarezza però è impossibile discutere.

La vostra proposta è quella di un governo d’emergenza nazionale con o senza Berlusconi (come vorrebbe Franceschini)?


Chiedere un gesto di responsabilità a Berlusconi e farlo accomodare fuori dalla porta subito dopo non mi sembra molto saggio. A mio parere non è in grado di fare le riforme da solo, ma è altrettanto difficile farle senza di lui.

Passando ai lavori di oggi. Per quale motivo volete mettere fine all’esperienza dell’Udc per un nuovo “Partito della Nazione”?

 
 

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COMMENTI
20/05/2010 - LA BARZELLETTA DEBENEDETTIANA (celestino ferraro)

«Carlo De Benedetti è sceso in campo. Si prepara a fare politica in prima persona, come fece nel '94 il suo avversario storico, Silvio Berlusconi. Oggi come allora, l'Italia è nel caos, la tempesta giudiziaria infuria, i partiti si stanno frantumando. De Benedetti vede il vuoto ed è tentato dal riempirlo. Con l'intervista a Paolo Guzzanti è uscito dalla politica invisibile ed è entrato nella politica dichiarata, esternata, quasi gridata». (Dagospia) Siamo fottuti! Un alto sacerdote del Sinedrio è pronto a scendere in campo, assumerà le funzioni di Sommo Sacerdote, PRIMUS SUPER PARES, per regolare una vecchia contesa che si trascina da vent'anni. I ventenni sono perniciosi per la vita del nostro Paese. Dal 1918 al 1938, il ventennio maturò due tragedie incommensurabili: la 2° guerra mondiale e il fascismo. Dal 1944 al 1994, cinquant'anni di euforica democrazia ricettacolo di tutte le porcherie che hanno inquinato la vita del nostro Paese. Dal 1993 al 2010, quasi vent'anni di baraonda politica dove vecchi, e più vecchi, hanno saldamente occupato la democrazia. Una senescenza baldanzosa alla conquista del futuro. Oggi siamo al redde rationem, un altro senescente (14 novembre 1934) si affaccia alla ribalta e vorrebbe sostituirsi al Padreterno per consentire a questo popolo sventurato il sicuro accesso al Paradiso: post mortem. E' tutta una barzelletta, manca il Bramieri che le sapeva raccontare con arguti ammiccamenti. Celestino Ferraro