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SCENARIO/ Buttiglione: un governo con Berlusconi, Lega e Pd per riforme impopolari

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Per spiegarlo vorrei partire dal recente appello del Papa secondo cui non c’è testimonianza cristiana in politica. Il Pontefice non ha sottolineato una debolezza, ma una mancanza. I cristiani in politica non sono pochi, ma la via della testimonianza individuale all’interno di forze diverse non ha pagato. Serve una nuova forza che sappia rispondere a questa esigenza.

Che tipo di partito avete in mente?

Non un soggetto confessionale che difenda i cristiani dalla contaminazione del mondo, ma che vede i cristiani come lievito e anima di un’azione che sappia trarre dall’esperienza cristiana una visione e una proposta. Una forza che si orienta laicamente alla Dottrina Sociale della Chiesa nel segno di libertà, solidarietà e sussidiarietà. Stando al centro non vogliamo più scegliere tra difesa del povero e quella del non nato, tra giustizia sociale e bioetica.

Che differenze ci sono rispetto agli obiettivi che si era posto l’Udc?

Non voglio nascondermi dietro a un dito, dire che l’Udc sia riuscito a rispondere a queste esigenze mi sembra eccessivo. È un partito nato dal crollo della Dc, ha riunito il meglio (e a volte non solo il meglio) della tradizione democristiana e ha lavorato per trovare un orientamento e per superare le divisioni.  Ora però è giunto il momento di un passo in avanti. C’è grande attesa in questo senso nel popolo e nella politica. Pdl e Pd infatti, non hanno saputo creare culture politiche, non hanno trovato sintesi, sono rimasti delle mescolanze di soggetti diversi.

A chi vi rivolgete per andare oltre i confini del vecchio partito?


Penso ad esempio a quei movimenti che hanno rinnovato la vita della Chiesa, ma che sono rimasti sulla soglia della politica. A loro dobbiamo offrire un partito in cui si possa fare politica senza perdere l’anima. Penso poi alla Rete Impresa Italia, ai commercianti, agli artigiani, attori che sono stati in tutti questi anni oggetto della politica, ma mai protagonisti.

Si è parlato del possibile ingresso di Rutelli, Fini, Montezemolo. Lo può confermare?


Ribadisco soltanto che le porte sono aperte a tutti.

Chi lo guiderà? Anche la leadership andrà ridiscussa?


Certo, ma è presto per dirlo. Ne discuteremo con chi condivide questo nostro orientamento di fondo.

Passiamo ai “dettagli”: perché questo nuovo nome? Rimarrà nel simbolo lo scudo crociato?


Penso che lo scudo crociato debba rimanere, anche se non tutti sono d’accordo. È il segno della continuità del cattolicesimo politico nella storia.
Per quanto riguarda il nome io l’avrei chiamato “Partito Popolare”, ma ci sono gravi ostacoli giuridici. “Partito della Nazione” andrà benissimo.

(Carlo Melato)
 



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COMMENTI
20/05/2010 - LA BARZELLETTA DEBENEDETTIANA (celestino ferraro)

«Carlo De Benedetti è sceso in campo. Si prepara a fare politica in prima persona, come fece nel '94 il suo avversario storico, Silvio Berlusconi. Oggi come allora, l'Italia è nel caos, la tempesta giudiziaria infuria, i partiti si stanno frantumando. De Benedetti vede il vuoto ed è tentato dal riempirlo. Con l'intervista a Paolo Guzzanti è uscito dalla politica invisibile ed è entrato nella politica dichiarata, esternata, quasi gridata». (Dagospia) Siamo fottuti! Un alto sacerdote del Sinedrio è pronto a scendere in campo, assumerà le funzioni di Sommo Sacerdote, PRIMUS SUPER PARES, per regolare una vecchia contesa che si trascina da vent'anni. I ventenni sono perniciosi per la vita del nostro Paese. Dal 1918 al 1938, il ventennio maturò due tragedie incommensurabili: la 2° guerra mondiale e il fascismo. Dal 1944 al 1994, cinquant'anni di euforica democrazia ricettacolo di tutte le porcherie che hanno inquinato la vita del nostro Paese. Dal 1993 al 2010, quasi vent'anni di baraonda politica dove vecchi, e più vecchi, hanno saldamente occupato la democrazia. Una senescenza baldanzosa alla conquista del futuro. Oggi siamo al redde rationem, un altro senescente (14 novembre 1934) si affaccia alla ribalta e vorrebbe sostituirsi al Padreterno per consentire a questo popolo sventurato il sicuro accesso al Paradiso: post mortem. E' tutta una barzelletta, manca il Bramieri che le sapeva raccontare con arguti ammiccamenti. Celestino Ferraro