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IL CASO/ 1. Il federalismo della Lega premia il Sud e fa contento Di Pietro

Pubblicazione:venerdì 21 maggio 2010

Il federalismo della Lega piace anche a Di Pietro (Foto: Ansa) Il federalismo della Lega piace anche a Di Pietro (Foto: Ansa)

Ma non è tutto, perché un Comune che riceve una caserma dismessa potrà decidere se valorizzarla per conto proprio o tramite un fondo immobiliare privato oppure potrà farla confluire in un fondo federale attraverso cui lo Stato accompagnerà l’ente locale nella valorizzazione del bene. Questo “doppio canale” di scelta per i Comuni, eviterà quindi che i beni possano finire nelle mani di speculatori edilizi.

 

In ogni caso, gli introiti che gli enti locali realizzeranno da queste operazioni dovranno essere destinati alla riduzione del debito pubblico locale (per il 75%) e di quello nazionale (per il restante 25%). Il federalismo demaniale contribuirà inoltre alla riattivazione del mercato immobiliare, che negli ultimi anni si è andato sempre più saturando. Ci sono quindi dei vantaggi economici non indifferenti che deriveranno da questo decreto.

 

Si passa infatti da una logica dove ci si limitava a definire la titolarità del bene - la logica del codice civile del 1942 - a una più moderna dove si mette al centro la sua valorizzazione a beneficio della collettività. La crisi finanziaria ci ha insegnato il valore delle cose reali, ha messo in evidenza quali danni può produrre la sola finanziarizzazione, la virtualità. Oggi si riscopre il valore dell’economia reale, e in questo il valore delle cose, dei beni.

 

Ma cosa c’entra tutto questo col federalismo fiscale? Va detto, innanzitutto, che quest’ultimo non vuol dire solo una manovra sui tributi locali, ma vuol dire anche permettere agli enti locali di produrre ricchezza a prescindere dai tributi stessi. Senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini, si creano quindi circoli virtuosi di responsabilità e valorizzazione che consentono di recuperare risorse.

 

Inoltre il federalismo demaniale rappresenta un primo passaggio dell’importante processo di responsabilizzazione di tutto l’apparato pubblico, statale e locale. Il decreto avvia infatti un censimento dei beni, obbligando le amministrazioni centrali a dare pubblicamente le ragioni per cui trattengono un bene in proprietà, e provvede alla riallocazione al livello di governo territoriale che quei beni può meglio gestirli e valorizzarli in vista del bene comune.

 

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