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IL CASO/ 2. Più potere alle Regioni o i falsi invalidi faranno esplodere le casse dello Stato

Pubblicazione:venerdì 21 maggio 2010

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

Il Governo ha annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di intervenire sul capitolo degli assegni di invalidità (pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento), per il quale lo Stato ha speso, nel 2009, 16 miliardi di euro, ovvero il 47% in più di quello che spendeva solo nel 2002. La crescita maggiore si è avuta tra le indennità di accompagnamento, riconosciute senza distinzioni di reddito a tutti gli invalidi incapaci di svolgere in autonomia le più elementari attività quotidiane, come mangiare, vestirsi, lavarsi, camminare. L’assenza di criteri di selezione reddituale ha fatto sì che la spesa per questo tipo di indennità lievitasse in pochi anni, arrivando lo scorso anno a circa 12 miliardi complessivi. Più contenuta è stata invece la crescita delle pensioni di invalidità, la cui diffusione è aumentata di poco più del 10% negli ultimi otto anni.

 

Il campanello di allarme che ha fatto scattare i controlli è arrivato, come accade troppo spesso in Italia, dall’eccessiva differenziazione territoriale delle prestazioni effettivamente erogate. La presenza nelle regioni del Sud di quasi la metà degli invalidi non poteva passare inosservata. Si è finalmente scoperto che, ad esempio, un siciliano ogni 51 è invalido, mentre in Lombardia il rapporto sale fino a 1 ogni 104 abitanti. Il che significa che alcune regioni hanno utilizzato l’invalidità in modo virtuoso, altre in modo fin troppo disinvolto: solo nel 2009 sono così state revocate il 29% delle invalidità della Basilicata e il 25% della Campania. E il fatto che le revoche in Sicilia siano state solo il 16% fa pensare a un lavoro ancora in buona parte da svolgere.

 

Ci sono molti motivi che hanno creato le premesse a questa situazione oggettivamente insostenibile. Se è vero che l’invecchiamento della popolazione ha fatto crescere la domanda di assistenza, è vero anche che la regolazione dell’accesso alle misure è stata segnata da una eccessiva vaghezza, che ha permesso una straordinaria discrezionalità. Ma il vero nodo è come sempre di sistema.

 

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