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Politica

SCENARIO/ 1. Mirabelli: ddl intercettazioni, nessun rischio per la democrazia

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

Il 15 va protetto e giustamente, il 21 va anch’esso protetto. Diciamo che c’è stato in passato, ripeto, qualche abuso sia nell’intercettazione, sia nella diffusione di notizie su intercettazioni relative a persone che nulla avevano a che fare con procedimenti penali. A volte poi vengono diffusi atti riservati nell’ambito delle indagini preliminari e anche questo è un elemento che va in qualche modo affrontato e risolto. Però attenzione: non è che vietando drasticamente o limitando fortemente le intercettazioni, anche quando sono utili, o sanzionando la stampa, si ha il risultato che si vorrebbe avere.

 

Ma allora, professore, un equilibrio ragionevole dove sta?

 

Esso è rimesso piuttosto a un corretto uso delle intercettazioni e a una non diffusione di informazioni che sono ancora coperte dalla riservatezza nell’ambito delle indagini preliminari. A questo bisogna aggiungere a volte anche la non professionalità o il cattivo costume di inserire, in provvedimenti giudiziari, interi testi di intercettazioni ai quali si potrebbe solo far tranquillamente riferimento senza una ripetizione per esteso.

 

Il lodo Buongiorno, che prevedeva la pubblicazione del contenuto degli atti giudiziari durante le indagini preliminari, invece di attendere l’apertura del dibattimento come prevede invece il ddl Alfano, poteva essere una buona via di mezzo?

 

Veniva incontro, senza risolverlo, al problema della libertà di informazione. Ma al nocciolo sta un problema «soggettivo»: quello della deontologia professionale di giornalisti e magistrati. Entrambi hanno mostrato di non essere sempre capaci di esercitare un’auto valutazione di quanto è opportuno fare e di quanto non lo è.

 

Il clima avvelenato del dibattito tra politica e magistratura, anche a seguito delle inchieste in corso, rischia secondo lei di condizionare il provvedimento?

 

Non parlerei di «clima avvelenato», piuttosto di forme di contrasto, anche acceso, che ci sono anche all’estero tra giurisdizione e altri poteri. È vero, non così come in Italia. Quel che servirebbe davvero al nostro paese è una maggiore dose di serenità complessiva e un approfondimento dei problemi senza una visione pregiudiziale, da parte di tutte le parti coinvolte.

 

Sulla stampa c’è stata una levata di scudi generale. Sul Corriere, Ostellino ha scritto che deve essere tutelato innanzitutto il diritto individuale a non essere esposto alla gogna mediatica; De Bortoli gli ha risposto che il ddl evoca metodi da stato totalitario…

 

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