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SCENARIO/ 1. Mirabelli: ddl intercettazioni, nessun rischio per la democrazia

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Non userei termini così forti. Ci sono aspetti che possono avere una curvatura in contrasto con la Costituzione. Speriamo che il Parlamento sia saggio, e poi non dimentichiamo che un organo di garanzia c’è ed è la Corte costituzionale. Direi comunque che l’Italia è una democrazia forte.

 

Vede il rischio di un ricorso alla Corte?

 

Non all’orizzonte, ma non mi sentirei di escluderlo. Non sarebbe la prima volta che certe leggi, anche poco dopo la loro adozione, vengono sottoposte al vaglio di legittimità costituzionale. Non è necessario essere profeti per immaginare che può accadere anche in questo caso.

 

In un quadro che contempla già certi strumenti, come l’udienza stralcio, siamo sicuri che nuove iniziative legislative finalizzate ad introdurre nuove regole bastino a sopperire all’esigenza di maggiore tutela della libertà individuale?

 

Sono abbastanza scettico sul fatto che nuove regole incidano profondamente sulla realtà. Credo che occorrerebbe una più rigorosa applicazione delle regole esistenti, a cominciare dalle intercettazioni che vengono effettuate, dalla non diffusione nel corso delle indagini preliminari, dal non trasfondere il contenuto in provvedimenti in modo da renderle pubbliche nel loro contenuto testuale, mentre la motivazione dei provvedimenti deve fare riferimento agli atti e non riportare gli atti nel provvedimento. Da parte della stampa ci vorrebbe quel necessario autocontrollo che sta nel non pubblicare informazioni che in ipotesi ledano la riservatezza dei cittadini, pubblicando soltanto quelle che hanno un interesse pubblico.

 

… verrebbe da pensare che il problema sia anche di chi - a monte della stampa - permette la fuga di documenti e informazioni, o no?

 

Non c’è dubbio. Da quello che sembra, anche se non posso esprimere nessuna valutazione di merito su questo, sono circolati documenti che non sono neppure ancora giunti al tavolo della magistratura.

 

Un eventuale provvedimento della Corte europea quali effetti avrebbe sul nostro ordinamento?

 

Il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo è successivo a tutti i ricorsi interni, perché si attiva solo quando sono esaurite le giurisdizioni interne. Perciò nel tempo non è certamente prossimo. La Corte europea si troverebbe a valutare eventualmente se si tratta di disposizioni che possono essere in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ma ancor prima c’è la solida verifica che può esser fatta dalla Corte costituzionale.

 

(Federico Ferraù)

 

 

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