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SCENARIO/ 1. Mirabelli: ddl intercettazioni, nessun rischio per la democrazia

Pubblicazione:lunedì 24 maggio 2010

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

«Sono abbastanza scettico - dice al sussidiario Cesare Mirabelli, presidente emerito della Consulta - sul fatto che nuove regole incidano profondamente sulla realtà. Credo che occorrerebbe una più rigorosa applicazione delle regole esistenti». Sta facendo gli straordinari, la Commissione giustizia del Senato, per licenziare il ddl Alfano sulle intercettazioni. La stampa è sulle barricate, contro un provvedimento che vieta la pubblicazione degli atti giudiziari, in qualunque forma, fino al dibattimento in aula, tagliando le gambe alla libertà di informazione, mentre Sky ha detto di voler ricorrere alla Corte europea.

Ma Mirabelli mette in guardia contro l’overdose di regole. «Al nocciolo sta un problema “soggettivo”, quello della deontologia professionale di giornalisti e magistrati. Entrambi hanno mostrato di non essere sempre capaci di esercitare un’auto valutazione di quanto è opportuno fare e di quanto non lo è».

 

Dopo mesi di stop il discusso provvedimento sulle intercettazioni dovrebbe concludere l’esame in commissione nella notte di oggi. Qual è la sua opinione allo stato delle cose?

 

È innegabile che il ddl affronti un tema di grande rilievo, nel quale sono in gioco principi fondamentali ed esigenze che possono apparire in qualche modo contraddittorie. Lo si vede bene nel dibattito infuocato di questi giorni. Occorre trovare un punto di equilibrio, non semplice ma necessario.

 

Il ddl mette al centro il problema del contemperamento di interessi tra la tutela della privacy e il perseguimento di reati gravi, con strumenti efficaci. Perché è così difficile trovare questo punto di equilibrio?

 

Perché deve essere protetta la libertà e la segretezza delle comunicazioni, che è un bene costituzionale. Tuttavia la stessa Costituzione prevede che ci possano essere limitazioni, che sono disposte dall’autorità giudiziaria con garanzie che la legge deve prevedere. Che le intercettazioni costituiscano uno strumento non solo utile ma necessario per indagini complesse verso la criminalità organizzata, è evidente e non può essere messo in discussione. Il secondo problema - diverso dal primo - è quello della diffusione di intercettazioni che hanno riguardato fatti penalmente non rilevanti o persone che non erano coinvolte in fatti costituenti reato. Gli esempi non mancano.

 

Secondo lei c’è il rischio di una violazione di principi costituzionali, come quelli sanciti dall’articolo 15 (libertà e segretezza della corrispondenza) o dall’articolo 21 (libertà di stampa)?

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista sul ddl intercettazioni

 

 

 


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