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SCENARIO/ 1. Onida: si può rinunciare alla libertà di stampa per la privacy?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Ma per il motivo che ho detto un attimo fa: la necessità dell’intercettazione va valutata non in astratto, in relazione alla tipologia di reato, ma in concreto, in relazione al tipo di indagine e alle emergenze di fatto. Per quanto riguarda i presupposti, quello che dice il Codice mi pare che sia sufficiente. Pretendere indizi di colpevolezza nella persona che viene intercettata non mi sembra opportuno perché è l’intercettazione stessa che serve per la ricerca di indizi e di prove, cioè per accertare la fondatezza di una notitia criminis.

 

E sul punto dell’autorizzazione?

 

Per quanto riguarda i controlli, oggi sono compito del Gip. Di per sé rendere più rigoroso il controllo giudiziale potrebbe essere anche opportuno, perché si tocca qui una garanzia fondamentale prevista dall’articolo 15. Però l’idea di far autorizzare tutte le intercettazioni dal tribunale collegiale del capoluogo di distretto mi pare assurda: comporterebbe complicazioni e appesantimenti enormi.

 

Lei cosa proporrebbe?

 

Un organo collegiale in sede locale potrebbe avere un senso, ma potrebbero esserci anche in questo caso controindicazioni organizzative. Semmai potrebbe giustificarsi un controllo del capo della procura sulle proposte, per evitare iniziative individuali, non giustificate, dei singoli sostituti. Ma non mi pare che il progetto vada in questa direzione.

 

Se il testo rimanesse così come è ora, vede rischi di incostituzionalità?

 

Sì, soprattutto per quanto riguarda i limiti alla pubblicazione di atti e notizie. A loro volta le restrizioni che si vorrebbero introdurre al possibile impiego delle intercettazioni potrebbero essere in contrasto con l’articolo 112 della Costituzione, anche se a questo riguardo il rischio di incostituzionalità è meno evidente. Sulla pubblicazione delle notizie, invece, i principi sono molto chiari. Le notizie coperte da segreto non vanno pubblicate ed è giusto punire la violazione del segreto, ma quando si tratta di atti non segreti o non più segreti, la pubblicazione non si può impedire.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista su ddl intercettazioni

 

 


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COMMENTI
28/05/2010 - privacy (massari annalisa)

La privacy dovrebbe riguardare i "dati sensibili" cioè quelli personali (anagrafe, stato di salute, opinioni religiose e politiche, abitudini sessuali etc.) che potrebbero essere utilizzati illecitamente per fini non tutelati dal diritto. Tra la trasparenza e la privacy, che spesso entrano in conflitto, io preferisco la trasparenza...mi sembra anche maggiormente rispondente ai principi generali del nostro ordinamento. La privacy all'inglese sulle abitudini personali non è neanche nel nostro DNA culturale. In Italia per le cose che ti possono veramente infastidire, come le proposte commerciali, ti fanno firmare la liberatoria anche al supermercato...!!! La libertà di stampa è stabilita dalla Costituzione, e se la gerarchia delle fonti non è un'opinione, una legge o un decreto non possono negarla. Sennò ci dicano che la Costituzione non è più rigida, ma dovrebbero farlo con un colpo di stato, visto che i principi inviolabili sono immodificabili. Mi spiego?

 
25/05/2010 - Commento al prof. Onida (Gianluigi Lonardi)

Al di la dei ragionamenti senz'altro giusti del prof. Onida e arrivando al nocciolo della questione, io credo che le intercettazioni siano indispensabili per le indagini ma che lo scarso senso del buon padre di famiglia, dimostrato da magistrati e giornalisti, abbiano reso desiderabile la loro regolamentazione in senso restrittivo. E questo perchè io, semplice cittadino che non ha nulla da nascondere, non voglio essere spiato nel mio privato. Chiaro no?