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SCENARIO/ 1. Onida: si può rinunciare alla libertà di stampa per la privacy?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Quanto alla legittimità della pubblicazione di notizie che ledono la reputazione di persone, valgono i consueti  principi di veridicità, rilevanza pubblica e continenza: i confini sono stati tracciati dalla giurisprudenza da molto tempo. No, non credo che sia conforme a Costituzione vietare la pubblicazione di atti non coperti da segreto relativi a indagini in corso fino a quando non si giunga al processo.

 

La legge votata dalla Camera nell’ultima legislatura prevedeva che il pm fosse responsabile di quello che può uscire o non uscire dalla sua procura. Poi come sappiamo non se n’è fatto più nulla.

 

Sì, può essere fatto carico al pm di evitare fughe di notizie coperte dal segreto. Ma quando la notizia non è coperta da segreto non si può impedire di pubblicarla.

 

Il problema che sta al nocciolo del ddl è quello del contemperamento di interessi tra la tutela della privacy e il perseguimento di reati gravi. Perché è così difficile trovare un equilibrio?

 

No, attenzione, non è questo il bilanciamento da operare. Da un lato c’è sì l’interesse al perseguimento dei reati, ma dall’altro c’è il rispetto del diritto alla libertà delle comunicazioni. Il tema della privacy va visto invece in rapporto al  diritto di informazione, cioè di informare e di essere informati. E quest’ultimo non può essere cancellato in nome di un’esigenza di privacy. La mia opinione è che i criteri di quest’ultimo bilanciamento la giurisprudenza li abbia indicati da tempo. Non dimentichiamo la differenza tra un semplice gossip e una notizia di rilevanza pubblica: il primo può tradursi in diffamazione, punibile, la seconda è di pubblico interesse e non può vietarsene la pubblicazione. 

 

Secondo lei questo ddl è condizionato dal perenne scontro tra politica e magistratura?

 

Sono anni che viviamo in un clima di contrapposizione pregiudiziale tra politica e giustizia e certamente anche in questo caso risentiamo degli effetti di questo conflitto. Inoltre gli attori sono tre: politica, magistratura, ma anche i media. Ciascuno dovrebbe fare bene il proprio mestiere: la politica dovrebbe fissare nelle leggi un corretto bilanciamento fra i diritti senza sacrificarne nessuno; la magistratura dovrebbe correttamente applicarlo in concreto; i mezzi di comunicazione dovrebbero cercare le notizie vere e di rilevanza pubblica, e correttamente informare i cittadini.

 

(Federico Ferraù)

 

 



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COMMENTI
28/05/2010 - privacy (massari annalisa)

La privacy dovrebbe riguardare i "dati sensibili" cioè quelli personali (anagrafe, stato di salute, opinioni religiose e politiche, abitudini sessuali etc.) che potrebbero essere utilizzati illecitamente per fini non tutelati dal diritto. Tra la trasparenza e la privacy, che spesso entrano in conflitto, io preferisco la trasparenza...mi sembra anche maggiormente rispondente ai principi generali del nostro ordinamento. La privacy all'inglese sulle abitudini personali non è neanche nel nostro DNA culturale. In Italia per le cose che ti possono veramente infastidire, come le proposte commerciali, ti fanno firmare la liberatoria anche al supermercato...!!! La libertà di stampa è stabilita dalla Costituzione, e se la gerarchia delle fonti non è un'opinione, una legge o un decreto non possono negarla. Sennò ci dicano che la Costituzione non è più rigida, ma dovrebbero farlo con un colpo di stato, visto che i principi inviolabili sono immodificabili. Mi spiego?

 
25/05/2010 - Commento al prof. Onida (Gianluigi Lonardi)

Al di la dei ragionamenti senz'altro giusti del prof. Onida e arrivando al nocciolo della questione, io credo che le intercettazioni siano indispensabili per le indagini ma che lo scarso senso del buon padre di famiglia, dimostrato da magistrati e giornalisti, abbiano reso desiderabile la loro regolamentazione in senso restrittivo. E questo perchè io, semplice cittadino che non ha nulla da nascondere, non voglio essere spiato nel mio privato. Chiaro no?