Politica
martedì 25 maggio 2010
Nella notte la Commissione giustizia del Senato doveva licenziare una versione definitiva del controverso ddl intercettazioni. Fin dal pomeriggio invece è cominciato il dietrofront del ministro Alfano: «Il testo della Camera - ha detto il Guardasigilli - ha rappresentato un compromesso alto tra tre principi costituzionali, privacy, diritto di cronaca e alle indagini. Nel passaggio tra commissione e aula valuteremo se è opportuno tornare a quel testo su alcune questioni». Il testo dunque resterà aperto. «Vogliamo evitare gli abusi delle intercettazioni» - ha detto Gasparri nella notte - «ma garantire il diritto di cronaca».
In tarda serata, quando la trattativa era ancora aperta, ilsussidiario.net ha sentito l’opinione di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale.
«Non entro nella diatriba politica - dice Onida - e mi limito alle considerazioni giuridiche. A me pare che sulle intercettazioni il problema sia chiaro. Da un lato la libertà e la segretezza della corrispondenza sono garantite dall’articolo 15 della Costituzione, il che vuol dire che devono esserci delle garanzie precise per poter effettuare gli ascolti. Dall’altro c’è il diritto-dovere degli organi dell’accusa di condurre le indagini per l’accertamento dei reati. Infine, ultimo capitolo, c’è il diritto-dovere di informare e di esser informati. Sono tutti diritti costituzionalmente garantiti».
Eppure, trovare un bilanciamento ha fatto sudare sette camicie alla Commissione giustizia del Senato.
Bisogna distinguere bene le cose. Una cosa è la disciplina delle intercettazioni, con le garanzie previste dall’articolo 15 della Costituzione, altro è la pubblicazione. Sul primo punto l’articolo 15 dice che la limitazione di libertà e segretezza può avvenire soltanto nel rispetto delle garanzie previste dalla legge. Ma il nostro Codice già prevede una serie di garanzie. Io non vedo, francamente, l’esigenza di cambiare le cose.
La maggioranza dice che ci sono stati degli eccessi nell’uso delle intercettazioni.
Si tratta però di appurarli in concreto e di studiare eventuali rimedi, non di paralizzare a priori l’impiego dello strumento. Questo va valutato non in astratto - fare tante intercettazioni o farne poche - ma in concreto. È vero che ad una limitazione di una libertà prevista dalla Costituzione non si può ricorrere a cuor leggero, e proprio per questo la legge prevede le garanzie fondamentali, dicendo quando si può procedere all’intercettazione e chi deve autorizzarla, cioè il giudice. Restringere l’elenco dei reati per i quali si prevede la possibilità di intercettare, o aggravare ulteriormente i presupposti per procedere all’intercettazione, mi sembra una risposta sbagliata.
Perché secondo lei?
Clicca >> qui sotto per continuare l’intervista su ddl intercettazioni
La privacy dovrebbe riguardare i "dati sensibili" cioè quelli personali (anagrafe, stato di salute, opinioni religiose e politiche, abitudini sessuali etc.) che potrebbero essere utilizzati illecitamente per fini non tutelati dal diritto. Tra la trasparenza e la privacy, che spesso entrano in conflitto, io preferisco la trasparenza...mi sembra anche maggiormente rispondente ai principi generali del nostro ordinamento. La privacy all'inglese sulle abitudini personali non è neanche nel nostro DNA culturale. In Italia per le cose che ti possono veramente infastidire, come le proposte commerciali, ti fanno firmare la liberatoria anche al supermercato...!!! La libertà di stampa è stabilita dalla Costituzione, e se la gerarchia delle fonti non è un'opinione, una legge o un decreto non possono negarla. Sennò ci dicano che la Costituzione non è più rigida, ma dovrebbero farlo con un colpo di stato, visto che i principi inviolabili sono immodificabili. Mi spiego?
Al di la dei ragionamenti senz'altro giusti del prof. Onida e arrivando al nocciolo della questione, io credo che le intercettazioni siano indispensabili per le indagini ma che lo scarso senso del buon padre di famiglia, dimostrato da magistrati e giornalisti, abbiano reso desiderabile la loro regolamentazione in senso restrittivo. E questo perchè io, semplice cittadino che non ha nulla da nascondere, non voglio essere spiato nel mio privato. Chiaro no?
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