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SCENARIO/ Fioroni (Pd): inseguiamo un "Berlusconi di sinistra", ma dimentichiamo lavoratori e insegnanti

L'Assemblea nazionale Pd e la discussione dell’Udc per la nascita di un nuovo "Partito della Nazione" coinvolgono da vicino quei cattolici del Pd che manifestano un certo disagio  

Fioroni_R375.jpg (Foto)

Questo fine settimana ha visto il Partito Democratico impegnato nei lavori dell'Assemblea nazionale e la discussione dei centristi dell’Udc a Todi, per la nascita di un nuovo “Partito della Nazione”. Due appuntamenti che coinvolgono da vicino quei cattolici del Pd che, come Beppe Fioroni, da tempo manifestano un certo disagio.
L’ex ministro della Pubblica Istruzione ha discusso con IlSussidiario.net il futuro del Pd e i principali temi all’ordine del giorno dell’agenda politica italiana.

Il Partito democratico, come sottolineano molti giornali, sembra aver ritrovato grande compattezza durante l’Assemblea. I nodi politici che lei da tempo pone al partito hanno trovato perciò delle risposte soddisfacenti?

È stata posta una prima pietra, c’è stato confronto sulle risposte da dare al Paese, ma serve molto di più. I sondaggi ci dicono che oggi il Pd viene considerato “di sinistra” e soprattutto il più “conservatore” tra i partiti italiani. Non è ciò che volevamo.
Il Partito Democratico non è nato per ricollocare la sinistra, né per ricollocare i gruppi dirigenti. Lo abbiamo fatto nascere per proiettare nel futuro il nostro Paese e il nostro sistema politico. Capiamo, nel più breve tempo possibile, cosa occorre fare per tornare ad essere credibili e interessanti.

Come raggiungere questo obiettivo?

Berlusconi ha artificiosamente rinchiuso una grandissima parte di italiani in un recinto, creando ad arte la paura dell’“orda rossa”, uno stratagemma degno della Guerra fredda. Dobbiamo far sì che questi italiani salgano sulla scaletta, guardino fuori da questo recinto e non trovino un’orda, ma un partito autorevole e riformatore che sappia risolvere i problemi degli italiani meglio della destra. È il momento del coraggio, non della paura, soprattutto in questo momento di grave crisi.

Cosa significa concretamente?


Se diciamo, ad esempio, di essere il “partito del lavoro” non basta ribadire la nostra vicinanza a precari e lavoratori dipendenti. Proviamo a diventare il partito dei commercianti, degli agricoltori, dei professionisti. Un soggetto politico che sa proporre un fisco giusto, che promette di delegiferare affinché il lavoro non sia determinato dall’angoscia di avere le carte in regola, ma dalla voglia di fare bene. Dimostriamo di avere un progetto innovativo per il cambiamento senza perderci nella ricerca di leader che in realtà non ci sono.

A cosa si riferisce?

Penso all’assurda speranza di vittoria fondata sull’attesa messianica di un “Berlusconi di sinistra”, di un “Papa straniero” come vorrebbe Repubblica, o in subordine di un “cardinale amico”. Non è questa la strada. Dobbiamo dimostrare di avere un progetto innovativo per il cambiamento.


 

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