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MANOVRA/ 1. Rossi (Pd): Caro Bersani, appoggia Tremonti e scarica la Cgil

Pubblicazione:venerdì 28 maggio 2010

TremontiBersani_R375.jpg (Foto)

Da giorni si annunciano “sacrifici equi”, tagli e misure d’emergenza per rispondere alla crisi che stiamo attraversando. La discussione ora entra nel vivo, grazie alla conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti (e allo sfogo del premier di ieri all'Ocse, dove parlando di crisi economica ha anche fatto un paragone con Mussolini, suscitando qualche malumore).
Se nel centrodestra la Lega è compatta al fianco del ministro del Tesoro e si teme qualche defezione in area finiana, nel centrosinistra è in corso un dibattito che riguarda in primo luogo il Partito Democratico. «Questa però non è una manovra come le altre - avverte il senatore del Pd Nicola Rossi discutendone con IlSussidiario.net - perché viene messa in campo dall’Italia all’interno di un’azione europea concertata. È l’inizio della costruzione dell’Europa che verrà. Per questo, le modalità con cui la dobbiamo valutare non possono essere le solite».

Senatore Rossi, siamo davvero a un “tornante della storia” che giustifica interventi eccezionali, come sostiene Tremonti?

La premessa doverosa al discorso è che questa manovra non è assimilabile a quelle degli ultimi 30 anni che cercavano di rimettere in carreggiata il bilancio pubblico. È invece un segnale che l’Europa intera manda ai mercati: la volontà di voler uscire dalla tenaglia alto debito - bassa crescita, che colpisce tutto il Vecchio Continente e in particolare l’Italia.

Come giudica le contromisure proposte dal Governo?


Affinché abbia successo gran parte della manovra deve avere una valenza strutturale, deve riuscire cioè a modificare permanentemente la struttura del bilancio pubblico.
Ecco perché, ad esempio, leggo con dispiacere sui giornali che per quanto riguarda l’abolizione di 9 piccole province, uno dei provvedimenti simbolicamente più significativi, si sta già tornando indietro.

In questa fase anche un intervento “simbolico” può essere decisivo?


Sì, anche se l’abolizione delle province non ci farebbe risparmiare moltissimi soldi, sarebbe però un segnale fondamentale, cadrebbe un tabù. Per questo spero che il Governo non arretri.
Tra le cose positive sottolineo invece il fatto che la manovra è per buona parte costituita da tagli di spesa piccoli e grandi (anche quelli meno considerevoli hanno infatti la loro importanza). Questa è la necessaria premessa a ogni politica di sviluppo.

È un cambio di tendenza?


 

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COMMENTI
28/05/2010 - il solito..... (alessandra fedeli)

ma se invece scaricassimo questi liberisti dell'ultima ora che usufruiscono di garanzie a vita?