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MANOVRA/ 1. Cosa nasconde il "gioco delle tre carte" di Tremonti?

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Quanto alla manovra, invece, Berlusconi allargava le braccia: «Quella definitiva non l’ho vista neanche io», diceva sconsolato a Napolitano, con chiaro riferimento alla battuta del giorno precedente, quando aveva detto, citando Mussolini, che «il potere è tutto in mano ai gerarchi».

Venerdì sera, quindi, dopo l’imbarazzante incontro con Napolitano Berlusconi si mette al telefono per capire dove sia finito questo maledetto testo-fisarmonica. Tremonti bersagliato da tutti i retroscena per questi disguidi decide che, come al solito, i maligni sono i giornalisti e augura a «velinisti e velenisti» (si vede che è anche uno scrittore di successo, il nostro ministro dell’Economia) un tranquillo weekend del 2 giugno. Il testo, si scansa Tremonti, era alla Ragioneria dello Stato che doveva apporre il suo bollino, questa la spiegazione.

Ma quale weekend, per i giornalisti c’è da lavorare senza sosta. Sabato mattina alle 10 Berlusconi dice che il testo, di cui non sapeva la sorte la sera prima, è già all’esame del Quirinale. E aggiunge che lo firmerà successivamente, dopo i rilievi. Ma - contrordine - un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi fa sapere, a tarda mattinata, che il testo arrivato a Napolitano era già sarrivato firmato. Non l'aveva approvato già il Consiglio dei ministri, d'altronde? Che confusione...

Ma se l’irritazione di Berlusconi per una manovra che viene manovrata poco da lui e molto dal ministro traspare solo dalle indiscrezioni destinate a essere puntualmente smentite (anche se i fatti qualche dubbio, come si vede, lo lasciano) tocca a Sandro Bondi polemizzare a viso aperto, uscendo totalmente dai chiché cui ci ha abituati, contro Tremonti, accusato senza mezzi termini di aver usato la scure sulla Cultura, senza minimamente coinvolgere il ministro competente.

Ora apprendiamo che nella manovra sono già state apportate, nella giornata festiva, le modifiche auspicate dal Quirinale, e quella di domenica sera sarebbe quindi la versione definitiva, quella che insomma andrà veramente al vaglio del Parlamento. Dove, va detto, ci sono già i fucili spianati, l’opposizione, tutta, si dice sospinta verso il no anche da tutti questi tira e molla.


 

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COMMENTI
31/05/2010 - Quando il gioco si fa duro (PAOLA CORRADI)

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, però se è disonesto bisogna dichiararlo all'inizio, in questo caso possono valere da ambo le parti, i colpi bassi. Se questi sono i patti, pacta sunt servanda!

 
31/05/2010 - Il gioco dell tre carte (Franco Labella)

Commenti? Uno solo: che stavolta i vostri titolisti, che spesso enfatizzano, hanno semplicemente tradotto efficacemente la realtà. Per chi non lo conoscesse, il gioco delle tre carte, è quello, molto in voga a Napoli ma evidentemente non solo lì, di chi imbroglia il povero pirla (o fesso a seconda degli idiomi) di turno. Se la condizione ci piace, nessun ulteriore commento. Franco Labella - pirla pensante e salvatore della Patria ancorchè fannullone