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MANOVRA/ 1. Cosa nasconde il "gioco delle tre carte" di Tremonti?

Pubblicazione:lunedì 31 maggio 2010

TremontiManovra_R375.jpg (Foto)

Che succede dalle parti di Palazzo Chigi? La domanda, come si suol dire, sorge spontanea, esaminando i tanti, troppi "stop and go" che stanno caratterizzando il varo di questa manovra da 27 (?) miliardi.

Guardiamo i fatti: martedì viene approvato un testo dal Consiglio dei ministri, ma per avere la consueta conferenza stampa del governo - necessaria, per spiegare un atto di una tale rilevanza politica e impatto sull’opinione pubblica - bisognerà aspettare il giorno successivo. Quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si presenta con un’insolita dichiarazione scritta, come a sancire ulteriormente la delicatezza del momento, ma forse anche per smentire, con un documento congiunto, le tante indiscrezioni sugli attriti con Giulio Tremonti.

Le strette di mano fra i due e gli occhiolini d’intesa davanti alle telecamere non sono però bastati a fugare le voci e le ironie e sulla reale paternità dell’atto. Né il susseguirsi degli accadimenti agevolavano l’operazione. I 22 capitoli di cui si era parlato dopo la riunione del governo sono poi diventati 54, le pagine sono più o meno raddoppiate, ora sono 146.

Certo, un atto così importante deve vedere il concorso di molti attori istituzionali, gli aggiustamenti sono obbligati. Purché i passaggi siano chiari, potendosi documentare una sorta  di tracciabilità, per ogni cambiamento, con relative responsabilità. Capita invece che le Province abolite martedì sotto 220mila abitanti (tranne quelle di frontiera, qui la paternità della Lega ha un marchio doc) siano poi state ignorate nella conferenza stampa per essere del tutto escluse nel testo definitivo.

Già, il testo definitivo. Quale? Ne compare uno sul sito del governo, ma l’apparizione dura poche ore. Tremonti già mercoledì aveva esibito davanti alle telecamere un fascicolo corposo, come a dire: “Habemus manovram”. Ma venerdì sera un imbarazzatissimo Berlusconi si reca al Quirinale a mani vuote. Un’ora di colloquio con Napolitano se ne va quindi a parlare di com'è andata la visita del Capo dello Stato negli Usa, delle difficoltà a nominare il successore di Scajola, per il rifiuto della Marcegaglia (nel precedente incontro il Cavaliere aveva infatti assicurato che l’interim sarebbe stato breve).


 

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COMMENTI
31/05/2010 - Quando il gioco si fa duro (PAOLA CORRADI)

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, però se è disonesto bisogna dichiararlo all'inizio, in questo caso possono valere da ambo le parti, i colpi bassi. Se questi sono i patti, pacta sunt servanda!

 
31/05/2010 - Il gioco dell tre carte (Franco Labella)

Commenti? Uno solo: che stavolta i vostri titolisti, che spesso enfatizzano, hanno semplicemente tradotto efficacemente la realtà. Per chi non lo conoscesse, il gioco delle tre carte, è quello, molto in voga a Napoli ma evidentemente non solo lì, di chi imbroglia il povero pirla (o fesso a seconda degli idiomi) di turno. Se la condizione ci piace, nessun ulteriore commento. Franco Labella - pirla pensante e salvatore della Patria ancorchè fannullone