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Politica

SCENARIO/ Il partito del voto anticipato mette in crisi Berlusconi

BerlusconiVoto_R375.jpg(Foto)



Le dimissioni di Bocchino sono il frutto più evidente di questa mancanza di lucidità: erano state pensate per costringere alle dimissioni il Presidente del gruppo, Fabrizio Cicchitto. Si sono dimostrate un autogol molto presto, anche se ormai era tardi per tornare indietro.
In generale Fini ha sottovalutato le reazioni della maggioranza Pdl e ha sopravvalutato la propria forza, ma, soprattutto, ha costruito la sua operazione politica su un’idea di centrodestra superata.

In che senso?


Il Congresso dell’unificazione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale non ha unito due partiti, ma in pratica ha certificato il fatto che gran parte di An era già con Berlusconi. Non accorgersene è stato un errore.

La nascita della corrente di La Russa con il richiamo a quei valori della destra da cui Fini si è pian piano allontanato potrebbe fare terra bruciata attorno all’ex leader di An? C’è la regia del premier dietro questa operazione?

Non so se ci sia la regia di Berlusconi, ma non mi sembra comunque una mossa in grado di mettere in scacco Fini. È un ulteriore elemento di confusione all’interno di un partito sui generis e leaderistico che fa a pugni con le correnti. La nascita di una corrente sembra infatti portare verso un’inevitabile balcanizzazione e una moltiplicazione dei conflitti.

Allargando l’orizzonte all’intera maggioranza, quanto può pesare l’instabilità del Pdl sul governo? Il caso Scajola rischia di far precipitare la situazione?



COMMENTI
12/05/2010 - giudizio di Craxi su Fini (attilio sangiani)

vale sempre il severo giudizio di Craxi su Fini: vuoto pneumatico di idee,abilità da arrampicatore,opportunismo nascosto da un parlare sciolto e disinvolto da docente di scuola media,che non teme la intelligenza e la cultura degli allievi. Craxi,dal canto suo,idee ne aveva a bizzeffe,e valide. Però erano soverchiate dal disegno machiavellico di sorpassare il P.C.I.,annettendosi una quota importante di voti democristiani( tentativo fatto,ad esempio, con il referendum sul nucleare e con le aperture di Martelli ai giovani di C.L. a Rimini ). Dopodichè avrebbe governato con i comunisti,ma avendo il bastone di comando,con il benestare degli U.S.A.

 
04/05/2010 - FINI: "STOP ALLA CULTURA DEI SONDAGGI" (celestino ferraro)

Per Fini il problema è che «viviamo in un continuo inno al presentismo», ed è una questione che riguarda l’occidente, non solo l’Italia e l’Europa. Sembra chissà quale sofferto pensiero filosofico sorregga il politicare di Fini, una sofferenza della coscienza che si ribella alla fatalità degli accadimenti che, tramite i sondaggi, ci si appalesano in tutta la loro ineluttabile fatalità. Quasi che fossero i sondaggi a determinare la realtà. Non una parola sui comportamenti e sulle azioni che ciascuno compie perché certe cose avvengano indipendentemente dalla fatalità: che altro non è se non il nostro modo di essere, maturato all’ombra dei nostri egoismi. Accade così che Fini Gianfranco, nella sua finezza di magniloquente STATISTA, scopre i sondaggi (usati dal Cavaliere per tastare il polso dell’opinione pubblica) che fanno concorrenza alla politica: arte del possibile e progetto del futuro. Con l’uso dei sondaggi Berlusconi si aggiorna sugli umori dei cittadini e sa comportarsi di conseguenza. Dove sta l'anacronismo culturale che mortifica il nostro Fini Gianfranco? Tenta di imitare il Cavaliere ed è banale finanche nel linguaggio. Secondo la sua maturata riflessione, il sondare l’opinione pubblica è un vulnus che s’inferisce al politicare, che dovrebbe (secondo Fini) navigare a vista fra le caligini del quotidiano. È questa metodica berlusconiana che dà fastidio al nostro machiavellico pollitologo; egli pretenderebbe che Silvio Berlusconi la smettesse di precederl