BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Il partito del voto anticipato mette in crisi Berlusconi

Lo scontro tra Berlusconi e Fini è una ferita ancora aperta nel Pdl. Il partito è in subbuglio e riflette questa frattura attraverso il moltiplicarsi di iniziative di posizionamento. Una situazione che getta un'ombra sulla stabilità del governo. L'intervista a MASSIMO FRANCO

BerlusconiVoto_R375.jpg (Foto)

Lo scontro tra Berlusconi e Fini alla Direzione Nazionale del Pdl sembra aver lasciato segni indelebili in un rapporto umano e politico difficile già da diverso tempo. Non ci sono stati ulteriori chiarimenti, né passi indietro da parte dei due leader e anche il lavoro dei mediatori sembra fallito. Il Presidente della Camera continua perciò la sua battaglia dall’interno del Popolo della Libertà e rinuncia, per ora, a formare gruppi autonomi in Parlamento.

Il partito è in subbuglio e riflette questa frattura attraverso il moltiplicarsi di iniziative di posizionamento. In un giorno è nata infatti la “Nostra destra” di Ignazio La Russa, area politica che punta a riaggregare la vecchia guardia di An che non è intenzionata a seguire il Presidente della Camera, mentre lo stesso Fini ha lanciato con un videomessaggio i “Circoli di Generazione Italia”, già dal nome contrapposti a quelli di Michela Vittoria Brambilla. Resta però da capire quanto l’instabilità del Pdl stia rischiando di mettere in crisi il governo. Massimo Franco ne ha discusso con IlSussidiario.net.

Qual è a suo parere lo stato di salute del Popolo della Libertà e quanto è probabile una tregua tra i due fronti interni?

Il Pdl sta attraversando una fase di tregua, anche se armata. Fini non si dimetterà dalla Presidenza della Camera, non ci saranno scissioni, né “patti repubblicani” con la sinistra, sembra però impossibile fermare il veleno che è entrato in circolo.
Per quanto riguarda la corrente finiana, ha incontrato molte più difficoltà di quanto lo stesso Fini potesse immaginare: il progetto politico sembra piuttosto debole e ha dimostrato di non avere i numeri per decollare. Oltretutto paga un’eccessiva confusione tra le sue linee e una strategia non del tutto lucida.

A cosa si riferisce in particolare?


CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO


COMMENTI
12/05/2010 - giudizio di Craxi su Fini (attilio sangiani)

vale sempre il severo giudizio di Craxi su Fini: vuoto pneumatico di idee,abilità da arrampicatore,opportunismo nascosto da un parlare sciolto e disinvolto da docente di scuola media,che non teme la intelligenza e la cultura degli allievi. Craxi,dal canto suo,idee ne aveva a bizzeffe,e valide. Però erano soverchiate dal disegno machiavellico di sorpassare il P.C.I.,annettendosi una quota importante di voti democristiani( tentativo fatto,ad esempio, con il referendum sul nucleare e con le aperture di Martelli ai giovani di C.L. a Rimini ). Dopodichè avrebbe governato con i comunisti,ma avendo il bastone di comando,con il benestare degli U.S.A.

 
04/05/2010 - FINI: "STOP ALLA CULTURA DEI SONDAGGI" (celestino ferraro)

Per Fini il problema è che «viviamo in un continuo inno al presentismo», ed è una questione che riguarda l’occidente, non solo l’Italia e l’Europa. Sembra chissà quale sofferto pensiero filosofico sorregga il politicare di Fini, una sofferenza della coscienza che si ribella alla fatalità degli accadimenti che, tramite i sondaggi, ci si appalesano in tutta la loro ineluttabile fatalità. Quasi che fossero i sondaggi a determinare la realtà. Non una parola sui comportamenti e sulle azioni che ciascuno compie perché certe cose avvengano indipendentemente dalla fatalità: che altro non è se non il nostro modo di essere, maturato all’ombra dei nostri egoismi. Accade così che Fini Gianfranco, nella sua finezza di magniloquente STATISTA, scopre i sondaggi (usati dal Cavaliere per tastare il polso dell’opinione pubblica) che fanno concorrenza alla politica: arte del possibile e progetto del futuro. Con l’uso dei sondaggi Berlusconi si aggiorna sugli umori dei cittadini e sa comportarsi di conseguenza. Dove sta l'anacronismo culturale che mortifica il nostro Fini Gianfranco? Tenta di imitare il Cavaliere ed è banale finanche nel linguaggio. Secondo la sua maturata riflessione, il sondare l’opinione pubblica è un vulnus che s’inferisce al politicare, che dovrebbe (secondo Fini) navigare a vista fra le caligini del quotidiano. È questa metodica berlusconiana che dà fastidio al nostro machiavellico pollitologo; egli pretenderebbe che Silvio Berlusconi la smettesse di precederl