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MANOVRA/ Quanto ci costa il veto della Lega sulle Province?

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Umberto Bossi (Foto Imagoeconomica)  Umberto Bossi (Foto Imagoeconomica)

Nella nostra analisi abbiamo visto che basterebbe avere una prefettura ogni 500.000 abitanti e che i tribunali minori possono essere chiusi per poter accorpare i collegi giudicanti e sfruttare quindi la più alta produttività dei giudici, una volta che essi si possono specializzare e dedicare a un campo del diritto (fallimentare, civile, penale, ecc.).

 

Non trova che il comportamento della Lega sia contraddittorio? Da un lato si batte contro il centralismo di Roma, dall’altro difende le Province e gli enti periferici dello Stato che sono una sorta di “centralismo locale”.

 

Mentre la difesa o addirittura la moltiplicazione delle Province potrebbe essere compatibile con i valori della Lega, perché si tratta pur sempre di manifestazioni di governo locale, il fatto che il partito di Bossi sia disposto ad accettare o chiedere la moltiplicazione degli apparati periferici dello Stato, quando da anni si batte contro il centralismo di Roma, è un’autentica contraddizione. Anche perché aumentare la presenza dello Stato a livello periferico vuol dire anche aumentare l’interferenza del potere centrale su quello locale.

 

Secondo lei perché è così difficile abolire le Province?

 

Se facessimo un sondaggio tra cittadini e parlamentari, quasi certamente la maggioranza direbbe di essere favorevole all’abolizione delle Province. Tuttavia esse sono aumentate anziché diminuire. Perché? Il problema è la solita mancanza del senso dello Stato, della visione di un bene comune a cui si può sacrificare un interesse particolare. Tutti tengono maledettamente alla presenza delle Province sul proprio territorio, perché sul piano politico questo vuol dire aumentare le proprie probabilità di aumentare il consenso, di avere propri eletti, di portare un po’ di lavoro, un po’ di prestigio. Ci troviamo quindi in una situazione in cui c’è un no alle Province in generale, ma un sì alla propria. Per difendere la propria Provincia, si arriva inevitabilmente poi a garantire l’assenso a chi ne chiederà una propria altrove.

 

Le Province possono creare problemi al processo federalista che si sta portando avanti?

 

Di per sé Province e federalismo possono andare d’accordo. Tanto è vero che la Lega con la finanziaria dell’ultimo anno, ribadita con la legge 42/2010 sulle autonomie locali, ha portato la riduzione del numero dei consiglieri e degli assessori provinciali, oltre all’accorpamento di funzioni che hanno eliminato gli enti intermedi. Calderoli può dire quindi che si possono mantenere le Province, dato che le ha rese più pregnanti, avendo risparmiato su altri fronti e smagrito gli apparati. In realtà questo non basta.

 

Perché?

 

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