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Politica

INTERCETTAZIONI/ Pecorella (Pdl): il ddl? Se non è incostituzionale poco ci manca

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

Ora l’editore quanto più fa gossip quanto più incassa e quindi l’entità delle sanzioni previste non mi scandalizza. Le sanzioni però dovrebbero essere proporzionali al numero di copie vendute, così come era nella proposta che fu formulata da Tenaglia e da me nella scorsa legislatura e che la Camera aveva approvato all’unanimità.

 

Ora però si presenta per l’editore il problema di prevedere un comitato di garanti che controlli quello che viene pubblicato. Che ne pensa?

 

Il controllo farebbe venire completamente meno l’autonomia e la libertà di stampa del direttore e dei giornalisti. È un problema che non può non essere affrontato, e che il ddl non affronta e non risolve.

 

Ma secondo lei cosa leggeremo sui giornali fino al momento dell’udienza preliminare, cioè fino al momento in cui si potrà dire qualcosa di quello che si è intercettato?

 

Con questa legge, ben poco. Avremo da un lato la salvezza e la tutela di cittadini innocenti, i quali si vedono aggrediti e spesso anche distrutti nella loro onorabilità prima che qualunque verifica sia stata fatta sulla fondatezza della notizia di reato e anche sul significato di alcune possibili intercettazioni; dall’altro una società tenuta all’oscuro di quello che può succedere a livello della giustizia.

 

Che cosa intende?

 

Non c’è di mezzo solo la valutazione del comportamento di persone pubbliche: l’eventualità per esempio che un politico, pur avendo commesso un reato, si ricandidi senza che l’opinione pubblica abbia elementi per giudicare. C’è anche un problema di garanzia sul comportamento della magistratura: il fatto cioè che una persona venga arrestata, e non ci sia alcuna possibilità di stabilire se questo arresto è illegittimo perché la telefonata intercettata non aveva alcun significato di rilevanza penale. Sono cose di cui non si è tenuto debitamente conto.

 

(Federico Ferraù)

 

 

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COMMENTI
12/06/2010 - Lontano dalla via di Damasco? (Franco Labella)

Pecorella appartiene alla larga schiera dei "convertiti". Non è una colpa se uno riesce a mantenere l'equilibrio con le posizioni via via assunte e rinuncia al dogmatismo e rinuncia al furore ideologico tipico dei convertiti. Non è, per intenderci, come un portavoce che pontifica in tv dopo aver ruotato a 360 gradi e meno male che l'angolo giro si ferma lì e non prosegue.... Pecorella dimostra con questa intervista che un tecnico di vaglia quale è può, pur cambiando posizioni politiche, mantenere equilibrio di giudizio. Vorrei far osservare , però, che a meno di smentite all'intervista, ha smontato pezzo per pezzo l'intero d.d.l. blindato. Dice,però, Pecorella alla fine : "Voterò la fiducia". La domanda allora nasce spontanea:"Visto che discutiamo di libertà di informazione, autonomia della magistratura ed efficacia dell'azione investigativa e su tutti e tre i versanti Pecorella esprime dubbi non secondari, una coscienza libera l'avvocato ce l'ha?". Ed allora perchè non è conseguente? A Damasco ci si può andare e pure tornare...dipende dagli obiettivi e dalle mete che si vuole raggiungere. O non è così prof. Pecorella? Franco Labella