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SCENARIO/ Ecco perché l'inferno di Berlusconi non è colpa della Costituzione

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Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)  Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

 

Non inutile sarebbe poi introdurre una corsia preferenziale per i progetti governativi e altre modifiche ai regolamenti parlamentari per snellire il procedimento legislativo, un procedimento così lungo che finisce per rendere la produzione legislativa frutto di mille compromessi e permeabile ai mille interessi presenti in Parlamento.

 

Oltre a ciò, bene sarebbe ripensare alla forma di governo: mutata la compagine dei partiti, e cambiato il sistema elettorale, un adeguamento delle norme costituzionali su formazione del governo, fiducia e attribuzioni del Presidente della Repubblica potrebbe dare più visibilità (e quindi più controllabilità) alle dinamiche della politica, a partire dalla scelta delle liste elettorali fino alle modalità di individuazione delle alte cariche dello Stato, quali ad esempio i giudici della Corte costituzionale.

 

Si eviti invece di parlare di modifica dell’art. 41 della Costituzione, sulla libertà di impresa, che non limita nulla, mentre per ridare fiato all’economica è assai più opportuno far passare la legge sullo Statuto delle imprese o altri provvedimenti sul lavoro, che incidano sulle logiche assistenzialistiche della cassa integrazione e consentano invece, tramite nuovi servizi al lavoro - come ad esempio il cosiddetto outplacement, cioè la ricollocazione dei dipendenti delle aziende in crisi o in ristrutturazione - di ridare dinamicità al mercato.

 

Insomma, se mutamenti costituzionali potrebbero essere utili al governo, una legislazione più compatta e coerente e una amministrazione più efficiente sono senz’altro utili ai cittadini. E sono loro che rischiano l’inferno: per questo, a loro, il Presidente del Consiglio non fa nessuna pena.

 

 



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COMMENTI
12/06/2010 - i poteri (giuseppe DOTTORI)

mi picerebbe un approfondimento sul fatto che in italia non si capisce chi abbia l'ultima parola,non certo il governo eletto democraticamente dal popolo,in vario modo l'ultima parola a carattere operativo l'hanno alternativamente: il tar, la corte costituzionale,il csm,la anm,e le autoriti varie,il presidente della repubblica,per ultimo il presidente del consiglio (quando va bene)mi sembra che Berlusconi non abbia tutti i torti. cordialmente GIUSEPPE DOTTORI

 
11/06/2010 - commento a Lorenza Violini (Gianluigi Lonardi)

Io non sono un costituzionalista e neanche mi intendo di leggi e cavilli, però una critica alla costituzione ho voglia di farla ugualmente. in qualche parte del testo è scritto che tutti i cittadini hanno parità di diritti, però non mi sembra cheil "sacro codice" in qualche riga spieghi cosa intende per diritti. Ora, se parliamo per un attimo di servizi forniti da enti pubblici, a me pare che il diritto a un sevizio ce l'ha chi se lo paga con le tasse o altro, mentre chi ne usufruisce non pagandolo in nessuna maniera gode di un privilegio in quanto ha un diritto di prelazione su quanto pagato dagli altri. Immaginiamo uno che al bar si ordina un caffè, lo paga e il barista gliene da solo metà perchè il resto lo serve a un altro cliente che non ha pagato. Tutti e due hanno avuto lo stesso prodotto nella stessa quantità ma non hanno goduto dello stesso diritto in quanto il primo è stato predato di mezzo caffè e il secondo è stato privilegiato della stessa cosa senza partecipare alla spesa. E' palesemente un'ingiustizia. Ecco, secondo me la costituzione è come quel barista e allo stesso modo crea ingiustizia cercando di garantire a tutti la stessa qualità e quantità di servizi non obbligando tutti a parteciopare alle spese.

 
11/06/2010 - E' una priorità? (Vulzio Abramo Prati)

Concordo sul fatto che la Costituzione, pensata dalla generazione di mio nonno, sia l'espressione di un periodo che per tanti motivi è lontano da noi quasi quanto il Medio Evo, e questo pur ritenendo attuali i suoi principi ispiratori. Mi chiedo però anch'io se in questo momento sia il caso di impegnare tempo, intelligenza e risorse per queste modifiche in presenza di una situazione economica disastrosa dalle quale non si vede uscita. E' vero l'art.41 non cita l'impresa e allora? L'imprenditore Silvio Berlusconi, e altri come lui, hanno costruito degli imperi economici pur in presenza di questa "lacuna"! Onore al loro spirito imprenditoriale, ai loro collaboratori e a quanti hanno creduto in loro. Altri hanno fallito, forse meno abili o meno fortunati, ma non certo per colpa dell' art.41! In altri paesi la Costituzione cita anche il diritto alla felicità dei cittadini, forse che questo impedisce a noi che non abbiamo questo articolo di esserlo? Oggi ci si deve impegnare per un piano serio di uscita dalla crisi economica non basato su battute, sorrisi o pacche sulle spalle, un piano certo impopolare ma doveroso! In questo contesto servono leggi ordinarie per favorire il lavoro o il ricollocamento serio al lavoro, l'impresa, snellendo al massimo le pratiche burocratiche e il numero di imposte (non l'importo), i giovani, con una scuola seria e opportunità concrete ecc... Quando avremo tutto ciò potremo pensare serenamente alla Costituzione, avremo anche più tempo e voglia!

 
11/06/2010 - berlusconi e la costituzione (gianantonio calderara)

l'ultima frase è l'unica aderente all'articolo. al liceo per questo motivo il prof. ci avrebbe bocciato. invece è prorio l'ultima frase che avrebbe dovuto essere illustrata e motivata.