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SCENARIO/ Ecco perché l'inferno di Berlusconi non è colpa della Costituzione

«Governare con le regole che impone la Costituzione è un inferno» - ha detto Berlusconi all’assemblea di Confartigianato. Ha ragione o no? Il commento di LORENZA VIOLINI

Il premier Silvio Berlusconi (Ansa) Il premier Silvio Berlusconi (Ansa)

Da ieri, e grazie agli sfoghi incontrollati del Presidente del Consiglio, la Costituzione torna prepotentemente alla ribalta: le sue regole sono state definite come “un inferno”, i suoi contenuti - a partire dall’art. 41 sulla libertà di impresa - sono visti come l’ennesimo ostacolo alla ripresa e, quindi, come un sostanziale aggravio della crisi economica.

E certo non è facile governare in questo momento il Paese: conflittualità politica dentro e fuori la coalizione di governo, a livello statale e a livello regionale, tagli non sempre coerenti con una reale prospettiva di rinascita economica, il solito refrain sulla magistratura comunista da un lato e i bavagli alla libertà di opinione dall’altro come quadro non incoraggiante per un dibattito serio sul come regolamentare le intercettazioni e il loro uso, regole sulla produzione normativa e sui rapporti governo-parlamento che, effettivamente, possono essere considerate inadeguate. Se non è un inferno, poco ci manca.

Ma la Costituzione quanto gioca in tutto questo? Tutti sono coscienti che il suo ruolo è, tutto sommato, limitato benché - forse - qualche cambiamento non guasterebbe, se non altro per dimostrare al popolo italiano la sensatezza della sua classe politica.

Oltre che a questo non banale scopo, qualche regola nuova gioverebbe a migliorare il funzionamento delle nostre istituzioni. Gioverebbe prima di tutto ridurre il numero dei parlamentari. E chi non sarebbe d’accordo se non quei mille che in Parlamento siedono e che essi stessi, a maggioranza qualificata, dovrebbero votare la riforma?  Non facciamoci illusioni.

Gioverebbe ripensare al ruolo di Camera e Senato che agiscono secondo le logiche del bicameralismo perfetto, che gioca sempre in due tempi e che è sotto critica perlomeno dagli anni ’60, quando almeno si pareggiò la durata delle due legislature con una modifica costituzionale.

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COMMENTI
12/06/2010 - i poteri (giuseppe DOTTORI)

mi picerebbe un approfondimento sul fatto che in italia non si capisce chi abbia l'ultima parola,non certo il governo eletto democraticamente dal popolo,in vario modo l'ultima parola a carattere operativo l'hanno alternativamente: il tar, la corte costituzionale,il csm,la anm,e le autoriti varie,il presidente della repubblica,per ultimo il presidente del consiglio (quando va bene)mi sembra che Berlusconi non abbia tutti i torti. cordialmente GIUSEPPE DOTTORI

 
11/06/2010 - commento a Lorenza Violini (Gianluigi Lonardi)

Io non sono un costituzionalista e neanche mi intendo di leggi e cavilli, però una critica alla costituzione ho voglia di farla ugualmente. in qualche parte del testo è scritto che tutti i cittadini hanno parità di diritti, però non mi sembra cheil "sacro codice" in qualche riga spieghi cosa intende per diritti. Ora, se parliamo per un attimo di servizi forniti da enti pubblici, a me pare che il diritto a un sevizio ce l'ha chi se lo paga con le tasse o altro, mentre chi ne usufruisce non pagandolo in nessuna maniera gode di un privilegio in quanto ha un diritto di prelazione su quanto pagato dagli altri. Immaginiamo uno che al bar si ordina un caffè, lo paga e il barista gliene da solo metà perchè il resto lo serve a un altro cliente che non ha pagato. Tutti e due hanno avuto lo stesso prodotto nella stessa quantità ma non hanno goduto dello stesso diritto in quanto il primo è stato predato di mezzo caffè e il secondo è stato privilegiato della stessa cosa senza partecipare alla spesa. E' palesemente un'ingiustizia. Ecco, secondo me la costituzione è come quel barista e allo stesso modo crea ingiustizia cercando di garantire a tutti la stessa qualità e quantità di servizi non obbligando tutti a parteciopare alle spese.

 
11/06/2010 - E' una priorità? (Vulzio Abramo Prati)

Concordo sul fatto che la Costituzione, pensata dalla generazione di mio nonno, sia l'espressione di un periodo che per tanti motivi è lontano da noi quasi quanto il Medio Evo, e questo pur ritenendo attuali i suoi principi ispiratori. Mi chiedo però anch'io se in questo momento sia il caso di impegnare tempo, intelligenza e risorse per queste modifiche in presenza di una situazione economica disastrosa dalle quale non si vede uscita. E' vero l'art.41 non cita l'impresa e allora? L'imprenditore Silvio Berlusconi, e altri come lui, hanno costruito degli imperi economici pur in presenza di questa "lacuna"! Onore al loro spirito imprenditoriale, ai loro collaboratori e a quanti hanno creduto in loro. Altri hanno fallito, forse meno abili o meno fortunati, ma non certo per colpa dell' art.41! In altri paesi la Costituzione cita anche il diritto alla felicità dei cittadini, forse che questo impedisce a noi che non abbiamo questo articolo di esserlo? Oggi ci si deve impegnare per un piano serio di uscita dalla crisi economica non basato su battute, sorrisi o pacche sulle spalle, un piano certo impopolare ma doveroso! In questo contesto servono leggi ordinarie per favorire il lavoro o il ricollocamento serio al lavoro, l'impresa, snellendo al massimo le pratiche burocratiche e il numero di imposte (non l'importo), i giovani, con una scuola seria e opportunità concrete ecc... Quando avremo tutto ciò potremo pensare serenamente alla Costituzione, avremo anche più tempo e voglia!

 
11/06/2010 - berlusconi e la costituzione (gianantonio calderara)

l'ultima frase è l'unica aderente all'articolo. al liceo per questo motivo il prof. ci avrebbe bocciato. invece è prorio l'ultima frase che avrebbe dovuto essere illustrata e motivata.