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SCENARIO/ 2. La Costituzione è una scusa: l’inferno di Berlusconi viene dai mercati

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Che tutti gli Stati europei siano oggi impegnati in una drammatica riduzione della propria spesa pubblica - con tutte le conseguenze che ne vengono in termini di crescita, di occupazione e qualità dei servizi erogati - non dipende dalle rispettive costituzioni e non dipende nemmeno dalla volontà dei rispettivi governi, che sanno di essere destinati prima o poi a pagare in termini di consenso le scelte degli ultimi giorni e che avrebbero fatto di tutto per non approvare le misure che hanno approvato. Gordon Brown, ad esempio, ha già pagato. E che queste misure siano state prese non dipende neanche dal patto di stabilità che tutti i governi di Europa avrebbero voluto allentare, essendo stato pensato per una fase di crescita che si riteneva destinata a durare in eterno.

 


Dipende piuttosto dal fatto che le dinamiche economiche e finanziarie del liberismo mondiale sono del tutto incontrollabili dagli Stati e che gli Stati, dopo la celebrazione che in questi anni si è avuta del capitalismo transnazionale, possono solo reagire agli eventi. Semplificando molto, si può dire che gli Stati dipendono dai mercati perché dai mercati dipende il valore della loro moneta e quindi della loro capacità di spesa. Il che, per capirci, trasforma gli Stati sovrani in sovrani di carta (moneta). E se poi si pensa che i cittadini possono influire con il loro voto solo sugli stati e non sui movimenti del grande capitale transnazionale, si capisce che meno contano gli Stati, meno contano i cittadini che vivono all’interno di quegli Stati. Tanto è vero che i costi della crisi mondiale stiamo cominciando a pagarli tutti in tutta Europa; e che gli Stati ci hanno protetto per quello che potevano, con il risultato di indebitarsi fino al collo. Il che è stato prontamente registrato dagli operatori finanziari mondiali che ne hanno approfittato per far crollare il valore dell’euro.

E allora, se così stanno le cose, tuonare contro l’art. 41 perché non contiene una sola volta la parola mercato non è che cambi granchè della situazione. E dire che chi avvia una attività economica è soggetto a una quantità di controlli e di pratiche perché c’è l’art. 41 è semplicemente falso. Chi avvia una attività economica deve confrontarsi innanzi tutto con la scarsità di credito, perché le banche non sono felici di prestare soldi a chi inizia senza garanzie e in tempi di crisi. E in secondo luogo deve confrontarsi con una legislazione complessa e farraginosa, progettata in tempi di crescita economica, quando ci si poteva permettere qualche decimo di Pil in meno per tutelare esigenze sociali.

 

Sicché la strada non è quella di dire alle piccole e medie imprese "andate e moltiplicatevi" perché non c’è più l’art. 41. Il problema è un altro: ora che abbiamo capito tutti che le società europee non sono più destinate ad avere a che fare con recessioni che si lasciano governare, ma con vere e proprie crisi strutturali che mettono in dubbio la loro posizione nel mondo, ci si dovrebbe cominciare a chiedere se si è certi di potere sopportare i costi economici che vengono dalla tutela di queste esigenze. Questo sarà il vero tema politico dei prossimi anni la scelta sul quale spetterà ai governi europei e, in ultima battuta, ai cittadini.

 

  

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COMMENTI
16/06/2010 - le leggi e il credito (benedetto orselli)

Penso che proprio la costituzione non c'entri niente. "la libertà fiorisce meglio tra leggi cattive che tra leggi nuove" (Nicolas Gomez Dàvila) tra le cause che rendono difficile ad un impresa di lavorare e vivere in Italia, prima della prudenza dei potenziali creditori (le banche) c'è la sistematica morosità dei reali debitori (stato comuni regioni) che, grazie all'attuale ministro dell'economia, possono rinviare ancora di più i pagamenti alle imprese che per loro hanno svolto lavori. in un altro contesto ve lo immaginate un debitore (lo stato) che rimprovera qualcuno (le banche) perché non presta ai suoi creditori(le imprese che hanno eseguito per lui lavori per mi pare 40MLD di euri) i soldi che lo stato medesimo ad esse deve? se non fosse Tremonti lo ricovererebbero in manicomio. lamentarsi della Cina poi è come lamentarsi del maltempo. E' vero che fanno dumping ma cosa ci vuoi fare: ve lo immaginate che rappresaglia commerciale potrebbe scatenare in risposta ai dazi?

 
16/06/2010 - Guardi quanto è diffuso il pensiero anti stato (romano calvo)

Condivido pienamente e con viva soddisfazione il testo del suo articolo, che ricorda saggiamente i termini della questione e cioè l'impotenza degli stati europei di fronte ai mercati finanziari. James Galbraith (Le Monde diplomatique, giugno 2010), figlio del celebre John, ha recetemente scritto che gli stati europei non possono permettersi di perdere questa battaglia contro la finanza, ne va del futuro della stessa civiltà europea. Occorre reagire spendendo risorse pubbliche in beni di investimento, costruendo una fiscalità europea, utilizzando i fondi pensione europei, vietando la compravendita di CDS sul debito sovrano, facendo pagare le tasse ai ricchi, ridimensionando il potere bancario...insomma, la costituzione non c'entra nulla, come non c'entrano le intercettazioni e tanti altri diversivi. La invito però a verificare come le posizioni mercatistiche ed anti-stato siano molto ben rappresentate anche da questa testata (veda i commenti all'articolo di Bottarelli, ieri su queste pagine). romano.calvo@libero.it

 
15/06/2010 - notizie brutte e notizie belle... (massari annalisa)

Concordo con Franco Labella e mi associo ai suoi ringraziamenti. La brutta notizia di oggi è che anche il garante dell'Antitrust, che nel nostro Paese più che in altri dovrebbe essere "terzo", trova utile cambiare solo l'art 41, ma anche l'art.138 della Costituzione, donandole quella flessibilità che i Padri Costituenti le avevano, per la sua stessa sicurezza, negato. La bella notizia è che per modificare l'art.138 bisognerà seguire l'ardua procedura dell'art.138...

 
14/06/2010 - Grazie prof. Mangia (Franco Labella)

Dopo la prof.ssa Violini anche il prof. Mangia dà un grande contributo di chiarezza. Non posso che ringraziare entrambi perchè dopo la lettura dei loro articoli, almeno è chiaro di cosa si sta discutendo. Si spera che i contributi di chiarezza servano a far capire che non saranno i proclami su una Costituzione "da buttare" a cambiare in senso positivo le cose. E popolare l'inferno di falsi diavoli serve solo a provare a camuffare l'incapacità di governo delle crisi. E se magari non si fosse scelto di cancellare, dal prossimo settembre, lo studio del Diritto nelle scuole superiori riordinate dal Ministro Gelmini, anche le giovani generazioni avrebbero capito di cosa si discute. Ma si voleva, evidentemente, evitare proprio questo. Personalmente non posso che dolermene. Franco Labella