BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ 2. La Costituzione è una scusa: l’inferno di Berlusconi viene dai mercati

Berlusconi scarica sulla Costituzione le colpe di un immobilismo dettato, in realtà, dalle dinamiche del liberismo finanziario mondiale. Il commento di ALESSANDRO MANGIA

CostituzioneR375.jpg (Foto)

Quando Balzac scriveva che «Le diable est un souverain sans constitution» di sicuro non pensava a Berlusconi. E probabilmente neanche Berlusconi voleva citare Balzac quando ha dichiarato che governare con la Costituzione è un inferno. Semplicemente voleva manifestare la stessa insofferenza manifestata qualche giorno prima quando diceva di potere decidere solo se il cavallo dovesse andare a destra o a sinistra. E infatti deve essere frustrante per chi ha gestito una delle più grosse strutture imprenditoriali del paese trovarsi a fare i conti non con la gestione di un'azienda (di grandi dimensioni) ma di uno Stato (di medie dimensioni).


Ciò che ci si deve chiedere però è se davvero la risposta all’inferno sia la riforma della Costituzione. Fino a qualche anno fa era un luogo comune ripetere che in Italia non si poteva avere un governo e una maggioranza stabili perché la Costituzione non era adeguata ai tempi. Oggi, che un governo e una maggioranza stabili ci sono (e, guarda caso, senza modifiche alla Costituzione) si dice che la maggioranza non può governare per colpa della Costituzione, che non è adeguata ai tempi. Il che desta quantomeno il sospetto che qualcosa non torni e che la Costituzione - oltre a poter essere adoperata come un feticcio democratico - possa essere usata come un meraviglioso capro espiatorio.


Certo non c’è dubbio che qualche modifica procedimentale potrebbe giovare ai tempi di traduzione in legge delle iniziative del Governo e Lorenza Violini li ha elencati qui su queste pagine: eliminazione del bicameralismo perfetto, corsie preferenziali per le iniziative del governo, percorsi più trasparenti per le nomine etc. E’ tutto vero. E’ però lecito dubitare che, una volta realizzate queste riforme, si arrivi a quella situazione ideale per cui ciò che viene progettato in sede governativa diventi immediatamente legge dello Stato. E soprattutto che le leggi dello Stato possano incidere davvero sulle situazioni che vanno a disciplinare.


In realtà, dietro alla boutade sulla costituzione infernale sta un enorme problema che non si vuole affrontare da nessuno, né in Italia né in Europa, ed è il problema dovuto al fatto che le nostre raffigurazioni dello Stato e della attività di governo non sono più in grado di spiegare la realtà, perché i margini d’azione dello Stato sono drammaticamente mutati. Oggi gli Stati non controllano più ciò che avviene all’interno dei loro confini o, meglio, controllano soltanto ciò che gli riesce di controllare, con o senza corsie preferenziali per i progetti di legge del Governo.

 


Leggi anche: SCENARIO/ Ecco perché l'inferno di Berlusconi non è colpa della Costituzione, di L. Violini


Leggi anche: INTERCETTAZIONI/ Altro che "bavaglio", calpestare la privacy non è diritto di cronaca, di L. Santambrogio

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO


 


COMMENTI
16/06/2010 - le leggi e il credito (benedetto orselli)

Penso che proprio la costituzione non c'entri niente. "la libertà fiorisce meglio tra leggi cattive che tra leggi nuove" (Nicolas Gomez Dàvila) tra le cause che rendono difficile ad un impresa di lavorare e vivere in Italia, prima della prudenza dei potenziali creditori (le banche) c'è la sistematica morosità dei reali debitori (stato comuni regioni) che, grazie all'attuale ministro dell'economia, possono rinviare ancora di più i pagamenti alle imprese che per loro hanno svolto lavori. in un altro contesto ve lo immaginate un debitore (lo stato) che rimprovera qualcuno (le banche) perché non presta ai suoi creditori(le imprese che hanno eseguito per lui lavori per mi pare 40MLD di euri) i soldi che lo stato medesimo ad esse deve? se non fosse Tremonti lo ricovererebbero in manicomio. lamentarsi della Cina poi è come lamentarsi del maltempo. E' vero che fanno dumping ma cosa ci vuoi fare: ve lo immaginate che rappresaglia commerciale potrebbe scatenare in risposta ai dazi?

 
16/06/2010 - Guardi quanto è diffuso il pensiero anti stato (romano calvo)

Condivido pienamente e con viva soddisfazione il testo del suo articolo, che ricorda saggiamente i termini della questione e cioè l'impotenza degli stati europei di fronte ai mercati finanziari. James Galbraith (Le Monde diplomatique, giugno 2010), figlio del celebre John, ha recetemente scritto che gli stati europei non possono permettersi di perdere questa battaglia contro la finanza, ne va del futuro della stessa civiltà europea. Occorre reagire spendendo risorse pubbliche in beni di investimento, costruendo una fiscalità europea, utilizzando i fondi pensione europei, vietando la compravendita di CDS sul debito sovrano, facendo pagare le tasse ai ricchi, ridimensionando il potere bancario...insomma, la costituzione non c'entra nulla, come non c'entrano le intercettazioni e tanti altri diversivi. La invito però a verificare come le posizioni mercatistiche ed anti-stato siano molto ben rappresentate anche da questa testata (veda i commenti all'articolo di Bottarelli, ieri su queste pagine). romano.calvo@libero.it

 
15/06/2010 - notizie brutte e notizie belle... (massari annalisa)

Concordo con Franco Labella e mi associo ai suoi ringraziamenti. La brutta notizia di oggi è che anche il garante dell'Antitrust, che nel nostro Paese più che in altri dovrebbe essere "terzo", trova utile cambiare solo l'art 41, ma anche l'art.138 della Costituzione, donandole quella flessibilità che i Padri Costituenti le avevano, per la sua stessa sicurezza, negato. La bella notizia è che per modificare l'art.138 bisognerà seguire l'ardua procedura dell'art.138...

 
14/06/2010 - Grazie prof. Mangia (Franco Labella)

Dopo la prof.ssa Violini anche il prof. Mangia dà un grande contributo di chiarezza. Non posso che ringraziare entrambi perchè dopo la lettura dei loro articoli, almeno è chiaro di cosa si sta discutendo. Si spera che i contributi di chiarezza servano a far capire che non saranno i proclami su una Costituzione "da buttare" a cambiare in senso positivo le cose. E popolare l'inferno di falsi diavoli serve solo a provare a camuffare l'incapacità di governo delle crisi. E se magari non si fosse scelto di cancellare, dal prossimo settembre, lo studio del Diritto nelle scuole superiori riordinate dal Ministro Gelmini, anche le giovani generazioni avrebbero capito di cosa si discute. Ma si voleva, evidentemente, evitare proprio questo. Personalmente non posso che dolermene. Franco Labella