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SCENARIO/ Zanon: ecco perché il vero "bavaglio" lo hanno messo magistrati e giornalisti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

 

È il problema, non risolto e noto da tempo, della reale forza dell’esecutivo nella nostra forma di governo. Così il governo si trova ad usare i decreti legge, i maxi-emendamenti, il voto di fiducia «torcendo» questi strumenti o stravolgendoli, per assicurare dentro le camere tempi di votazione certa dei ddl. Mettendosi nella condizione - come dice giustamente il Capo dello Stato  - di ledere con un solo atto due attribuzioni, quelle del presidente della Repubblica e quelle del parlamento.

 

Va cambiata la Costituzione?

 

Non è necessario arrivare a tanto. Basterebbe modificare alcune norme dei regolamenti parlamentari, prevedendo corsie preferenziali nei lavori delle Camere per i ddl che il governo ritiene prioritari nel dare esecuzione al programma presentato agli elettori. Ci sono progetti di riforma sui quali una convergenza con l’opposizione, nel quadro di un confronto parlamentare libero da veti incrociati, è possibile. Questa riforma farebbe parte di quell’adattamento delle regole formali alla Costituzione «materiale», necessario oggi perché abbiamo un programma presentato e votato dagli elettori che l’esecutivo ha l’onere di portare a compimento in tempi certi e senza scavalcare il parlamento.

 

Come vede il futuro prossimo del ddl intercettazioni?

 

Mi pare di poter dire che il passaggio alla Camera non sarà così semplice, perché la compattezza del gruppo di maggioranza è molto meno netta che la Senato.

 

Ci sono e dove si fondano eventuali rilievi di incostituzionalità?

 

Andrebbe migliorato il bilanciamento del diritto di cronaca con l’articolo 15. Certo se si andasse di fronte alla Corte costituzionale, sono convinto che l’esame non sarebbe fatto secondo i cliché di certi giornali che lamentano l’esistenza di una «legge-bavaglio», ma sarebbe fatto seriamente, considerando l’inviolabilità della privacy, che la nostra costituzione garantisce.

 

Cambiamo o no l’articolo 41? Berlusconi ha detto che è illiberale.

 

Le regole della concorrenza e del mercato sono entrate prepotentemente nel nostro sistema attraverso l’Unione europea. È vero, l’articolo 41 è scritto, soprattutto nel suo secondo comma, con formule che riecheggiano l’interventismo statale dirigista di un’altra epoca. Sono però convinto che non sia quello a frenare la libertà di impresa, ampiamente garantita da norme di rango europeo già recepite.

 

 

 



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COMMENTI
15/06/2010 - ...certi magistrati ...e certi giornalisti (ENRICO Semeria)

---quello che sanno fare e non sanno fare certi magistrati lo si vede ogni giorno che costoro si mettono in pubblico per emergere dal mare di carte, che dovrebbero rimanere segrete,..magari anche per aprirsi una strada in politica..poi vi è una certa categoria di pennivendoli che ama rimestare nei fatti altrui cercando di far emergere il torbido anche dove non c'è...con lo scopo di crearsi una notorietà...danneggiando il prossimo...questi stercorari dovrebbero sparire dalla vita civile....

 
15/06/2010 - Parlamento infinito (Giovanni Menegatti)

In questi tempi che viviamo, tutto corre veloce, la concorrenza dei mercati internazionali impone a tutti di velocizzare tutto, anche le scelte economiche del governo del paese. Ma qualsiasi cosa che si faccia, in parlamento tutto si rallenta con la scusa che bisogna discutere profondamente e intanto passano i mesi gli anni e poi magari viene fuori una cosa che non serve più a nessuno. Anche questo decreto itercettazioni secondo me non servira a niente se non si scrive chiaramente che chi fa uscire le notizie che dovrebbero essere riservate, deve andare in galera anche se sono dei magistrati. Purtroppo in Italia abbiamo la casta oltre ai politici quella di alcuni magistrati che si credono intoccabili e infallibili, e credo che la maggior parte delle itercettazioni siano date in pasto alla stampa proprio da loro con il proposito di distuggere i personaggi a loro scomodi. Abusando di questo si fanno pubblicità mediatica e avendo visto i precedenti casi Di Pietro De Magistris e altri per fare il salto in politica.