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SCENARIO/ Zanon: ecco perché il vero "bavaglio" lo hanno messo magistrati e giornalisti

Attende di essere calendarizzato alla Camera. Berlusconi lo vuole così com’è, secondo Fini è migliorabile. Vizi e virtù del ddl intercettazioni secondo il costituzionalista NICOLO’ ZANON

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Giovedì scorso il Senato ha approvato con voto di fiducia il ddl intercettazioni, che ora attende di essere calendarizzato alla Camera. Fini e i suoi dicono che il testo è migliorabile, che lasciandolo così com’è vorrebbe dire mandarlo sotto la scure della Corte costituzionale. E fanno valere la discrezionalità del presidente della Camera nel determinare il calendario. Ecco dunque che votarlo prima o dopo la pausa estiva diventa un problema politico. Nel frattempo i post-it sulle pagine di Repubblica - “la legge-bavaglio cancella il diritto di essere informati” - vanno avanti imperterriti. Vizi e virtù del ddl secondo il costituzionalista Nicolò Zanon.

Professore, con il voto di fiducia la maggioranza ha voluto chiudere la strada a possibili cambiamenti, ma in attesa del passaggio alla Camera si discute ancora. Le proteste contro la «legge-bavaglio» si fanno ancor più aspre.

Questo è dipeso secondo me anche da un deficit di comunicazione, che ha aiutato non poco le proteste contro una legge ritenuta «liberticida». Ma stiamo alla Costituzione. La libertà di comunicare riservatamente è considerata un diritto inviolabile all’articolo 15. Ora, l’aggettivo «inviolabile» è usato con molta parsimonia dal costituente: ne parla a proposito della libertà personale, della libertà di domicilio, del diritto di difesa in giudizio.

Dice questo perché?

Mi pare che la libertà di comunicare riservatamente sia allegramente dimenticata. In tutto il bailamme a cui stiamo assistendo si mette l’accento sulla libertà di stampa, e questo è sacrosanto, e poi - ma questo è molto meno sacrosanto - sulla libertà di indagine. Che non esiste.

Ha detto non esiste la libertà di indagine?

No, perché quella dell’indagine non è una libertà o un diritto fondamentale dei magistrati, ma un potere conferito all’autorità giudiziaria. Un potere capace di insinuarsi nella vita delle persone e che proprio per questo in ogni normale cultura liberale deve essere limitato dagli strumenti del diritto. E la libertà di comunicare riservatamente è proprio uno di quei sacrosanti diritti di impostazione liberale che adesso viene, talvolta volentieri, facilmente dimenticato.

Anche lei dunque è convinto che delle intercettazioni si sia fatto un uso indiscriminato?

Sì. Ma ancor più preoccupante dell’uso indiscriminato delle intercettazioni sono i commenti che su certi giornali accompagnano la gestazione di questa legge. Quando si sentono tetri slogan come «intercettateci tutti», o «viva le intercettazioni», c’è da preoccuparsi. È mai possibile assistere ad un tale rovesciamento della ragione liberale? L’antiberlusconismo non può arrivare al punto da accecare tanti normali giornalisti e commentatori. Tutti a lamentarsi della violazione della libertà d’indagine. Che ripeto non è una libertà.

Come va d’accordo la libertà di comunicare riservatamente con la libertà di informazione?

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COMMENTI
15/06/2010 - ...certi magistrati ...e certi giornalisti (ENRICO Semeria)

---quello che sanno fare e non sanno fare certi magistrati lo si vede ogni giorno che costoro si mettono in pubblico per emergere dal mare di carte, che dovrebbero rimanere segrete,..magari anche per aprirsi una strada in politica..poi vi è una certa categoria di pennivendoli che ama rimestare nei fatti altrui cercando di far emergere il torbido anche dove non c'è...con lo scopo di crearsi una notorietà...danneggiando il prossimo...questi stercorari dovrebbero sparire dalla vita civile....

 
15/06/2010 - Parlamento infinito (Giovanni Menegatti)

In questi tempi che viviamo, tutto corre veloce, la concorrenza dei mercati internazionali impone a tutti di velocizzare tutto, anche le scelte economiche del governo del paese. Ma qualsiasi cosa che si faccia, in parlamento tutto si rallenta con la scusa che bisogna discutere profondamente e intanto passano i mesi gli anni e poi magari viene fuori una cosa che non serve più a nessuno. Anche questo decreto itercettazioni secondo me non servira a niente se non si scrive chiaramente che chi fa uscire le notizie che dovrebbero essere riservate, deve andare in galera anche se sono dei magistrati. Purtroppo in Italia abbiamo la casta oltre ai politici quella di alcuni magistrati che si credono intoccabili e infallibili, e credo che la maggior parte delle itercettazioni siano date in pasto alla stampa proprio da loro con il proposito di distuggere i personaggi a loro scomodi. Abusando di questo si fanno pubblicità mediatica e avendo visto i precedenti casi Di Pietro De Magistris e altri per fare il salto in politica.