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MANOVRA/ 1. Il costituzionalista: fa fuori l’autonomia delle Regioni, Formigoni ha ragione

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Beniamino Caravita (Foto: Imagoeconomica)  Beniamino Caravita (Foto: Imagoeconomica)

 

Non è sufficiente un organismo come la conferenza Stato-regioni? «È uno strumento ormai datato – risponde il professore -, risale al 1998, prima che fosse approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, ed è superato dalla normativa e dalla giurisprudenza costituzionale».

 

Ed ecco la questione-chiave, quella sollevata da Formigoni. Caravita non dice che la manovra è palesemente incostituzionale, tuttavia non può nemmeno escluderlo in partenza. Il punto chiave è il rispetto dell’articolo 119 della Costituzione, quello che assegna «autonomia finanziaria di entrata e di spesa» a comuni, province, regioni e città metropolitane.

 

«Bisogna rispettare il principio della congruenza tra risorse e funzioni – spiega Caravita -. Se i tagli ai trasferimenti impedissero agli enti locali di attuare le funzioni assegnate dai decreti Bassanini, ciò potrebbe mettere a repentaglio l’attuazione dell’autonomia fissata dal 119. Per ora è un timore, un’ipotesi negativa».

  

È a rischio anche l’attuazione del federalismo fiscale? «Difficile fare previsioni in questo momento. Si tratta di capire qual è la proporzione tra i sacrifici chiesti alle regioni e i tagli alla spesa pubblica complessiva, e questo dato richiede una valutazione approfondita. Ribadisco tuttavia che, a mio giudizio, una manovra di tale portata avrebbe richiesto di coinvolgere maggiormente già nella fase di elaborazione le realtà locali su cui si concentra la gran parte dei sacrifici».



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