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Politica

SCENARIO/ Ostellino: non bastano i tagli a salvarci dagli errori di Togliatti e Dossetti

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È la constatazione di uno stato di smarrimento che la sinistra italiana vive da quando ha perso il proprio punto di riferimento culturale, la rivoluzione. Dopo aver capito che non è un obiettivo perseguibile in un paese occidentale, democratico e di mercato ha perso anche il suo riferimento storico, l’Unione sovietica, l’incarnazione del “successo” storico della rivoluzione. La crisi della socialdemocrazia non gli ha permesso poi di cambiare pelle. Il sistema era ormai malato di un welfare portato alle estreme conseguenze, di un eccesso di tassazione e di spesa pubblica.
Ad oggi, la sinistra non ha un referente culturale, è incapace di elaborare una nuova cultura politica autonoma e sembra ancora vittima del suo vizio d’origine, del suo peccato originale.

Quale?

Il fatto di essere fondata su posizioni massimaliste come la palingenesi rivoluzionaria, il cambiamento della società, l’illusione dell’uomo etico, buono e disinteressato, che nella realtà però non esiste. Il ritardo è notevole dato che nel 1651 se n’era già accorto Hobbes, che nel “Leviatano” risolveva l’homo homini lupus affidando il comando al despota, mentre dopo di lui Locke sceglieva la strada del consenso e del processo democratico.

A proposito della crisi di un modello esasperato di welfare a cui faceva riferimento prima, l’Europa oggi chiede a tutti gli stati delle pesanti manovre correttive per evitare il fallimento…


Lo stato sociale, che è la forma dello stato moderno, è entrato in crisi: da un lato spende più di quello che potrebbe, dall’altro impone una tassazione al di là di ciò che dovrebbe, riducendo così la libertà dei cittadini. È interessante però notare che ancora una volta per risolvere i problemi che abbiamo ignorato per anni siamo costretti ad aggrapparci a un vincolo esterno. Un modo di procedere che però non è esente da rischi.

A cosa si riferisce?



 


COMMENTI
18/06/2010 - suona come un disco rotto (romano calvo)

Certo che di fronte alla gravità di una crisi per certi versi così inedita, sentire questa lezione di liberal-liberismo ottocentesco, fa venire una profonda tristezza ed è forse il segnale (che tuttavia spero minoritario) di una incapacità italiana a valorizzare i nostri punti di forza culturali ed etici. Se c'è una luce in fondo al tunnel è proprio quella del solidarismo e dell'operosità italica. Prendersela con Dossetti e magari anche con De Gasperi e la grande tradizione del comunitarismo tosco-emiliano è come gettare nella spazzatura il tesoro tramandato dai nonni. Se c'è invece un tema che occorre rilanciare è quello del senso dello Stato, inteso come partecipazione ad un destino comune. Certo, la politica italiana dagli anni 70 in poi ha offerto uno spettacolo disgustoso, ma si parli dunque di questo problema senza inventare balle su uno stato totalitario e predatore che soltanto Ostellino vede. Le sue ricette liberali le vada a proporre a Putin ed ai dittatori africani, noi abbiamo già dato. Possibile che non si renda conto che se Berlusconi è al potere è proprio cavalcando l'onda dello Stato minimo, della riduzione delle imposte e dell'ognuno faccia per sè? Non le bastano i risultati? Capisco che il suo problema è un altro: vorrebbe vedere qualche uomo della Goldman Sachs al posto di Berlusconi. Il vero totalitarismo è quello del mercato, della finanza e della globalizzazione. E per difenderci abbiamo soltanto la forza dei popoli.romano.calvo@libero.it

 
18/06/2010 - Costituzione programmatica=Costituzione totalit? (Franco Labella)

E' un periodo in cui bisogna intensificare gli studi. I nostri, dei comuni mortali intendo. Questa della Costituzione programmatica ( a proposito, bastava consultare un testo di Diritto in uso alle superiori per trovare la definizione) assimilabile ad una Costituzione totalitaria pensavo fosse solo una delle tante boutades del nostro Presidente del Consiglio. Ora Ostellino pare voler fornire base teorica a questa assimilazione. Siamo in tempo di revisionismi e quindi non c'è da meravigliarsi. Se ne deve dedurre che perfino il buon John Maynard Keynes deve essere stato un pericoloso comunista. Temo si rivolti nella tomba a sentirsi definire così...ma tant'è. Quando ai nostri studenti spieghiamo, infatti, il carattere programmatico della Costituzione repubblicana, lo leghiamo alla visione dello Stato interventista di matrice keynesiana e non alla pianificazione sovietica. Ma evidentemente ci sbagliamo e perciò è stata salutare la eliminazione, dal prossimo settembre, dello studio dell'Economia ed anche del Diritto nelle superiori riordinate. Sarà d'accordo anche Ostellino che proprio nella scuola (riordinata secondo parametri revisionisti?) vede uno dei grimaldelli del cambiamento. Sarebbe interessante conoscere la sua opinione in proposito Franco Labella

 
17/06/2010 - decreto finanziario (ugo panetta)

Caro dott. Ostellino, a proposito di decreto finanziario e di pensiero liberale, cosa ne pensa dei cosiddetti tagli alla cultura, nei confronti di enti vari, teatri, cinema ecc. Ma non sarebbe meglio, da un punto di vista liberale, che la cultura non sia soggetta alle sovvenzioni dello Stato e, quindi, dei governi e, quindi, della politica di turno?

 
17/06/2010 - articolo di Ostellino (GIANFRANCO BARBIERI)

Non riesco a capire cosa c'entrino Dossetti e Togliatti con la disonestà di chi si assenta dal lavoro senza motivo: vogliamo chiamare le cose col loro nome? Semmai siamo debitori di una cultura del menefreghismo e della disonestà, non dei sacrosanti diritti al lavoro ed una vita dignitosa per tutti. La costituzione può essere anche aggiornata, senza tuttavia perdere di vista che tale miglioria è richiesta dal mutato contesto storico, non dagli errori dei padri della Costituente. Gianfranco Barbieri

 
17/06/2010 - economia sociale di mercato (attilio sangiani)

L'errore di Dossetti,a mio parere,è stato quello di proporre ai cattolici italiani di non opporsi ai comunisti ( a Togliatti ... ),che avrebbero creato la "società senza classi",per via democratica ( cioè senza la violenza rivoluzionaria ). Poi in tale società i cattolici avrebbero fatto valere la loro originalità evangelica . In realtà il programma dossettiano ( fatto proprio dalla sinistra "di base" D.C. e da Aldo Moro )era folle,perchè trascurava la realtà del comunismo,radicalmente inconciliabile con i valori evangelici politicamente rilevanti. Però non sono d'accordo con Ostellino laddove qualifica la attuale Costituzione come "totalitaria",perchè propone anche un programma da realizzare con la legislazione ordinaria. Tale programma,poi,è sostanzialmente quello di Adenauer ed Erhardt:economia sociale di mercato,sulla cui base è stata ricostruita la Germania post-nazista. Infatti le proposte di modifica della Costituzione riguardano non tanto la "parte prima" ma la "seconda",cioè la struttura dello Stato e degli Enti Pubblici. La stessa Costituzione,poi,prevede la possibilità di essere modificata con la procedura già utilizzata in diverse occasioni.

 
17/06/2010 - commento all'intervista al Dott. Ostellino (Gianluigi Lonardi)

Sono D'accordo con l'analisi del Dott. Ostellino. Vorrei solo far presente che queste cose, sicuramente con altri toni e in altro modo, l'onorevole Bossi le va dicendo da circa 20 anni. Se a suo tempo invece del dileggio e dell'insulto avesso ricevuto appoggio o almeno considerazione forse il nostro problema sarebbe minore