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Politica

SCENARIO/ Ostellino: non bastano i tagli a salvarci dagli errori di Togliatti e Dossetti

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L’Europa ha dimostrato di funzionare se gli stati riescono a risolvere i propri problemi. Se lo stato moderno entra però in una crisi così profonda, il rischio di affossare l’Europa c’è, soprattutto se ci accorgiamo di averla costruita con i difetti dello stato moderno stesso: centralismo, burocrazia e verticismo.

A partire da queste premesse che scenari si aprono secondo lei?


Gli stati nazionali usciranno dalla crisi con gravi difficoltà, mentre l’illusione di uno stato europeo sovranazionale in grado di difenderci da un mondo dove non si fanno più guerre per conquistare territori e fare affari, ma dove la finanza scavalca bellamente i confini nazionali, si è rivelata illusoria.

Secondo lei, come sta rispondendo l’Italia alle richieste dell’Europa?

Quando si operano tagli indiscriminati, così come quando si elargiscono sussidi a pioggia non si realizza giustizia sociale, ma si penalizzano le regioni virtuose. Ecco perché condivido la protesta dei governatori. Io sarei addirittura più deciso di loro: le regioni non virtuose, quelle che, per intenderci, non sono nemmeno in grado di fornire il bilancio della sanità, devono essere commissariate. Lo stato centrale su questo deve essere inflessibile all’interno di un quadro di sussidiarietà e federalismo fiscale. Non può esserci libertà senza responsabilità.

Da ultimo, lei ha sottolineato molti aspetti di una crisi culturale di fondo. Inevitabile chiederle se secondo lei saremo in grado di uscirne e come.


Confesso di non essere molto ottimista. Per uscire da questa crisi servirebbe una “rivoluzione culturale”. Le giovani generazioni non hanno mai conosciuto il liberalismo, la democrazia liberale, il merito. Il riscatto può partire da loro e passerà sicuramente dalla scuola. Per ora ognuno sembra portare l’acqua al suo mulino sulla base di un’idea di democrazia del tutto personale o, al massimo, corporativa.

(Carlo Melato)

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COMMENTI
18/06/2010 - suona come un disco rotto (romano calvo)

Certo che di fronte alla gravità di una crisi per certi versi così inedita, sentire questa lezione di liberal-liberismo ottocentesco, fa venire una profonda tristezza ed è forse il segnale (che tuttavia spero minoritario) di una incapacità italiana a valorizzare i nostri punti di forza culturali ed etici. Se c'è una luce in fondo al tunnel è proprio quella del solidarismo e dell'operosità italica. Prendersela con Dossetti e magari anche con De Gasperi e la grande tradizione del comunitarismo tosco-emiliano è come gettare nella spazzatura il tesoro tramandato dai nonni. Se c'è invece un tema che occorre rilanciare è quello del senso dello Stato, inteso come partecipazione ad un destino comune. Certo, la politica italiana dagli anni 70 in poi ha offerto uno spettacolo disgustoso, ma si parli dunque di questo problema senza inventare balle su uno stato totalitario e predatore che soltanto Ostellino vede. Le sue ricette liberali le vada a proporre a Putin ed ai dittatori africani, noi abbiamo già dato. Possibile che non si renda conto che se Berlusconi è al potere è proprio cavalcando l'onda dello Stato minimo, della riduzione delle imposte e dell'ognuno faccia per sè? Non le bastano i risultati? Capisco che il suo problema è un altro: vorrebbe vedere qualche uomo della Goldman Sachs al posto di Berlusconi. Il vero totalitarismo è quello del mercato, della finanza e della globalizzazione. E per difenderci abbiamo soltanto la forza dei popoli.romano.calvo@libero.it

 
18/06/2010 - Costituzione programmatica=Costituzione totalit? (Franco Labella)

E' un periodo in cui bisogna intensificare gli studi. I nostri, dei comuni mortali intendo. Questa della Costituzione programmatica ( a proposito, bastava consultare un testo di Diritto in uso alle superiori per trovare la definizione) assimilabile ad una Costituzione totalitaria pensavo fosse solo una delle tante boutades del nostro Presidente del Consiglio. Ora Ostellino pare voler fornire base teorica a questa assimilazione. Siamo in tempo di revisionismi e quindi non c'è da meravigliarsi. Se ne deve dedurre che perfino il buon John Maynard Keynes deve essere stato un pericoloso comunista. Temo si rivolti nella tomba a sentirsi definire così...ma tant'è. Quando ai nostri studenti spieghiamo, infatti, il carattere programmatico della Costituzione repubblicana, lo leghiamo alla visione dello Stato interventista di matrice keynesiana e non alla pianificazione sovietica. Ma evidentemente ci sbagliamo e perciò è stata salutare la eliminazione, dal prossimo settembre, dello studio dell'Economia ed anche del Diritto nelle superiori riordinate. Sarà d'accordo anche Ostellino che proprio nella scuola (riordinata secondo parametri revisionisti?) vede uno dei grimaldelli del cambiamento. Sarebbe interessante conoscere la sua opinione in proposito Franco Labella

 
17/06/2010 - decreto finanziario (ugo panetta)

Caro dott. Ostellino, a proposito di decreto finanziario e di pensiero liberale, cosa ne pensa dei cosiddetti tagli alla cultura, nei confronti di enti vari, teatri, cinema ecc. Ma non sarebbe meglio, da un punto di vista liberale, che la cultura non sia soggetta alle sovvenzioni dello Stato e, quindi, dei governi e, quindi, della politica di turno?

 
17/06/2010 - articolo di Ostellino (GIANFRANCO BARBIERI)

Non riesco a capire cosa c'entrino Dossetti e Togliatti con la disonestà di chi si assenta dal lavoro senza motivo: vogliamo chiamare le cose col loro nome? Semmai siamo debitori di una cultura del menefreghismo e della disonestà, non dei sacrosanti diritti al lavoro ed una vita dignitosa per tutti. La costituzione può essere anche aggiornata, senza tuttavia perdere di vista che tale miglioria è richiesta dal mutato contesto storico, non dagli errori dei padri della Costituente. Gianfranco Barbieri

 
17/06/2010 - economia sociale di mercato (attilio sangiani)

L'errore di Dossetti,a mio parere,è stato quello di proporre ai cattolici italiani di non opporsi ai comunisti ( a Togliatti ... ),che avrebbero creato la "società senza classi",per via democratica ( cioè senza la violenza rivoluzionaria ). Poi in tale società i cattolici avrebbero fatto valere la loro originalità evangelica . In realtà il programma dossettiano ( fatto proprio dalla sinistra "di base" D.C. e da Aldo Moro )era folle,perchè trascurava la realtà del comunismo,radicalmente inconciliabile con i valori evangelici politicamente rilevanti. Però non sono d'accordo con Ostellino laddove qualifica la attuale Costituzione come "totalitaria",perchè propone anche un programma da realizzare con la legislazione ordinaria. Tale programma,poi,è sostanzialmente quello di Adenauer ed Erhardt:economia sociale di mercato,sulla cui base è stata ricostruita la Germania post-nazista. Infatti le proposte di modifica della Costituzione riguardano non tanto la "parte prima" ma la "seconda",cioè la struttura dello Stato e degli Enti Pubblici. La stessa Costituzione,poi,prevede la possibilità di essere modificata con la procedura già utilizzata in diverse occasioni.

 
17/06/2010 - commento all'intervista al Dott. Ostellino (Gianluigi Lonardi)

Sono D'accordo con l'analisi del Dott. Ostellino. Vorrei solo far presente che queste cose, sicuramente con altri toni e in altro modo, l'onorevole Bossi le va dicendo da circa 20 anni. Se a suo tempo invece del dileggio e dell'insulto avesso ricevuto appoggio o almeno considerazione forse il nostro problema sarebbe minore