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SCENARIO/ Ostellino: non bastano i tagli a salvarci dagli errori di Togliatti e Dossetti

Pubblicazione:giovedì 17 giugno 2010

TremontiManovra_R375.jpg (Foto)

«Alla base delle principali questioni che stanno interrogando il Paese in questo particolare momento storico c’è, a mio parere, un problema culturale, prima ancora che politico o economico». È questo il filo rosso, secondo Piero Ostellino, che lega la crisi economica alle affannose manovre per far tornare i conti e per condividere tagli e sacrifici, fino ad arrivare alla complicata trattativa della Fiat a Pomigliano. «Paghiamo il prezzo di una cultura di matrice cattolico-dossettiana e comunista alla base della nostra Costituzione, liquidativa delle libertà economiche, fortemente anti-individualistica e illiberale. Dietro una parvenza di solidarismo si nasconde però una profonda vocazione totalitaria tipica di quella cultura d’origine. I nostri guai, a mio parere, nascono da lì».

Il Presidente del Consiglio poco tempo fa ha definito la Costituzione “un inferno”. Non rischia di diventare il capro espiatorio dei problemi del Paese?

Non penso proprio. Dopo averla studiata a fondo sono arrivato a una conclusione: è una Costituzione programmatica, tipica delle costituzioni totalitarie del ‘900. A differenza di quelle procedurali e liberali, non si limita a fissare le regole del gioco, ma decide pesantemente come il gioco si debba svolgere.

È giunto il momento di mettergli mano o è ancora “intoccabile”?


La Costituzione non dovrebbe esserlo per definizione. Thomas  Jefferson diceva che ogni generazione ha il diritto di cambiarla. Nel nostro Paese, invece, viene considerata intoccabile da tutti quelli che campano dello status quo: sindacati che non imparano dalla storia, docenti di diritto costituzionale che hanno costruito la loro fortuna su questa presunta “intoccabilità”, politici e manager con una spiccata vocazione autoritaria che credono in una società eterodiretta, senza alcuno spazio per la libertà individuale. In poche parole, quanto di peggio esista nella cultura politica di questo Paese. Chiamiamoli con il loro nome: reazionari contrari alle libertà individuali, legati all’ancien régime e quindi anacronistici.

Alcuni sindacati, a cui ha fatto riferimento, pongono un problema di incostituzionalità anche riguardo all’accordo proposto dalla Fiat a Pomigliano…



 

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COMMENTI
18/06/2010 - suona come un disco rotto (romano calvo)

Certo che di fronte alla gravità di una crisi per certi versi così inedita, sentire questa lezione di liberal-liberismo ottocentesco, fa venire una profonda tristezza ed è forse il segnale (che tuttavia spero minoritario) di una incapacità italiana a valorizzare i nostri punti di forza culturali ed etici. Se c'è una luce in fondo al tunnel è proprio quella del solidarismo e dell'operosità italica. Prendersela con Dossetti e magari anche con De Gasperi e la grande tradizione del comunitarismo tosco-emiliano è come gettare nella spazzatura il tesoro tramandato dai nonni. Se c'è invece un tema che occorre rilanciare è quello del senso dello Stato, inteso come partecipazione ad un destino comune. Certo, la politica italiana dagli anni 70 in poi ha offerto uno spettacolo disgustoso, ma si parli dunque di questo problema senza inventare balle su uno stato totalitario e predatore che soltanto Ostellino vede. Le sue ricette liberali le vada a proporre a Putin ed ai dittatori africani, noi abbiamo già dato. Possibile che non si renda conto che se Berlusconi è al potere è proprio cavalcando l'onda dello Stato minimo, della riduzione delle imposte e dell'ognuno faccia per sè? Non le bastano i risultati? Capisco che il suo problema è un altro: vorrebbe vedere qualche uomo della Goldman Sachs al posto di Berlusconi. Il vero totalitarismo è quello del mercato, della finanza e della globalizzazione. E per difenderci abbiamo soltanto la forza dei popoli.romano.calvo@libero.it

 
18/06/2010 - Costituzione programmatica=Costituzione totalit? (Franco Labella)

E' un periodo in cui bisogna intensificare gli studi. I nostri, dei comuni mortali intendo. Questa della Costituzione programmatica ( a proposito, bastava consultare un testo di Diritto in uso alle superiori per trovare la definizione) assimilabile ad una Costituzione totalitaria pensavo fosse solo una delle tante boutades del nostro Presidente del Consiglio. Ora Ostellino pare voler fornire base teorica a questa assimilazione. Siamo in tempo di revisionismi e quindi non c'è da meravigliarsi. Se ne deve dedurre che perfino il buon John Maynard Keynes deve essere stato un pericoloso comunista. Temo si rivolti nella tomba a sentirsi definire così...ma tant'è. Quando ai nostri studenti spieghiamo, infatti, il carattere programmatico della Costituzione repubblicana, lo leghiamo alla visione dello Stato interventista di matrice keynesiana e non alla pianificazione sovietica. Ma evidentemente ci sbagliamo e perciò è stata salutare la eliminazione, dal prossimo settembre, dello studio dell'Economia ed anche del Diritto nelle superiori riordinate. Sarà d'accordo anche Ostellino che proprio nella scuola (riordinata secondo parametri revisionisti?) vede uno dei grimaldelli del cambiamento. Sarebbe interessante conoscere la sua opinione in proposito Franco Labella

 
17/06/2010 - decreto finanziario (ugo panetta)

Caro dott. Ostellino, a proposito di decreto finanziario e di pensiero liberale, cosa ne pensa dei cosiddetti tagli alla cultura, nei confronti di enti vari, teatri, cinema ecc. Ma non sarebbe meglio, da un punto di vista liberale, che la cultura non sia soggetta alle sovvenzioni dello Stato e, quindi, dei governi e, quindi, della politica di turno?

 
17/06/2010 - articolo di Ostellino (GIANFRANCO BARBIERI)

Non riesco a capire cosa c'entrino Dossetti e Togliatti con la disonestà di chi si assenta dal lavoro senza motivo: vogliamo chiamare le cose col loro nome? Semmai siamo debitori di una cultura del menefreghismo e della disonestà, non dei sacrosanti diritti al lavoro ed una vita dignitosa per tutti. La costituzione può essere anche aggiornata, senza tuttavia perdere di vista che tale miglioria è richiesta dal mutato contesto storico, non dagli errori dei padri della Costituente. Gianfranco Barbieri

 
17/06/2010 - economia sociale di mercato (attilio sangiani)

L'errore di Dossetti,a mio parere,è stato quello di proporre ai cattolici italiani di non opporsi ai comunisti ( a Togliatti ... ),che avrebbero creato la "società senza classi",per via democratica ( cioè senza la violenza rivoluzionaria ). Poi in tale società i cattolici avrebbero fatto valere la loro originalità evangelica . In realtà il programma dossettiano ( fatto proprio dalla sinistra "di base" D.C. e da Aldo Moro )era folle,perchè trascurava la realtà del comunismo,radicalmente inconciliabile con i valori evangelici politicamente rilevanti. Però non sono d'accordo con Ostellino laddove qualifica la attuale Costituzione come "totalitaria",perchè propone anche un programma da realizzare con la legislazione ordinaria. Tale programma,poi,è sostanzialmente quello di Adenauer ed Erhardt:economia sociale di mercato,sulla cui base è stata ricostruita la Germania post-nazista. Infatti le proposte di modifica della Costituzione riguardano non tanto la "parte prima" ma la "seconda",cioè la struttura dello Stato e degli Enti Pubblici. La stessa Costituzione,poi,prevede la possibilità di essere modificata con la procedura già utilizzata in diverse occasioni.

 
17/06/2010 - commento all'intervista al Dott. Ostellino (Gianluigi Lonardi)

Sono D'accordo con l'analisi del Dott. Ostellino. Vorrei solo far presente che queste cose, sicuramente con altri toni e in altro modo, l'onorevole Bossi le va dicendo da circa 20 anni. Se a suo tempo invece del dileggio e dell'insulto avesso ricevuto appoggio o almeno considerazione forse il nostro problema sarebbe minore