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Politica

MASSONERIA E POLITICA / Polemiche all’interno di Pd e Pdl sui politici nelle società segrete

Klaus Davi e Giorgio StracquadanioKlaus Davi e Giorgio Stracquadanio

 

NO ALLA MASSONERIA IN POLITICA – Sul peso e sull’influenza che la massoneria può avere nella politica si anima il dibattito tra le fila dell’opposizione, che non considera quelle organizzazioni come un semplice club. «In un Paese democratico e libero, sistemi massonici non dovrebbero esistere, perché per definizione difendono la casta e settori specifici di interesse. Riteniamo che chi si occupa della cosa pubblica deve invece, per definizione, occuparsi di tutti», ha fatto sapere il politico dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, rispondendo ai cronisti che gli chiedono un commento sulla vicenda dei politici del Pd che risulterebbero aver aderito alla massoneria.

 

«INCOMPATIBILI» – Si tratta dello stesso leit motiv che si ascolta dai rappresentanti del Partito Democratico, anch’essi contrari ai rapporti tra la massoneria e la politica. «Penso che si debba ribadire, senza incertezze – ha detto il politico del partito di Bersani, Paolo Giaretta - il principio della incompatibilità dell’iscrizione al partito da parte di membri di associazioni segrete, tra cui necessariamente va annoverata la massoneria. Del resto, se sindaci del Pd hanno ravvisato una incompatibilità tra la funzione amministrativa e l’appartenenza a società segrete, a maggior ragione questo principio deve valere per il partito». «Chi è iscritto alla massoneria e pensa di stare dentro al Pd – ha sottolineato poi il politico del Pd, Enrico Farinone - non ha capito nulla di questo partito. È bene che dai vertici arrivi una parola chiarificatrice in merito. Far parte di una società segreta non può essere nel Dna di chi ha aderito al progetto del Pd».