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PONTIDA/ Umberto Bossi: "State tranquilli, il federalismo sono io"

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In jeans e felpa verde con la scritta “Veneto”, annunciato dallo speaker come il “doge”, Luca Zaia, sposta l’attenzione sul tema del lavoro e punta il dito, come farà Rosi Mauro del Sin.Pa. (il sindacato padano), sulla chiusura degli stabilimenti Indesit (Merloni): «Basta con la teoria che abbiamo bisogno del lavoro degli immigrati perché i nostri cittadini non vogliono lavorare. Prima il lavoro alla nostra gente, poi a quella del resto del mondo».
 
La pioggia non si ferma, il prato è ormai un lago di fango, tocca però al ministro Maroni snocciolare con orgoglio i risultati ottenuti nella lotta alla mafia: «Otto mafiosi arrestati al giorno da due anni a questa parte, feste comandate comprese. Quindici milioni di euro al giorno levati alla mafia, 24 superlatitanti su 30 arrestati». I leghisti applaudono, chi si era riparato sotto gli stand si avvicina al palco, manca poco  al momento clou, l’intervento del segretario federale, Umberto Bossi.

«State tranquilli, fratelli - dice il Senatur accompagnato sul palco dal figlio Renzo -. Non dovete avere timore. Io so cosa volete, io so cosa vuole il Nord. Ho sentito le telefonate che arrivano alla radio di gente preoccupata perché ci avrebbero tolto la delega al federalismo. Ma cosa dite? Sono io il ministro del federalismo e assieme a me Calderoli porta avanti la macchina federalista. Aldo Brancher si occuperà di decentramento».

Poi Bossi ricorda Gianfranco Miglio e attacca i Savoia: «Tra i loro errori ci fu quello di fare Roma capitale, anche se tante altre città ne avevano i requisiti. Forse allora nessuno poteva immaginare che i poteri di Roma diventassero così forti. Oggi però il nostro è il Paese più centralista d’Europa e, forse, del mondo. Con il decentramento potremo spostare ministeri nelle città che avrebbero potuto avere la forza di diventare capitali».



 

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