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SCENARIO/ 1. Sapelli: non sarà questa "manovrina" a rovinare un federalismo che non c’è

Pubblicazione:mercoledì 23 giugno 2010

U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica) U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica)

 

Lo stato delle autonomie è quello che ha al centro il comune come cuore dell’autonomia fiscale. Così auspicavano i primi che in questo paese hanno cominciato a parlare di federalismo fiscale: Giacomo Matteotti, Ivanoe Bonomi, Angelo Mauri. Noi al posto del comune abbiamo messo le Regioni. Una Regione ha sotto di sé, secondo il principio di sussidiarietà, altri enti intermedi, ma non è un ente sussidiario di per sé. L’unico ente locale di sussidiarietà orizzontale in Italia rimane il comune.

 

Ma allora che riforma stiamo facendo?

 

Un federalismo fiscale regionalmente accentrato, e non un federalismo fiscale fondato sulle autonomie locali che è un’altra cosa. Parlavamo però di tagli agli enti locali…

 

Stava dicendo che i «colpevoli» non sono i ministeri, ma quegli enti locali di cui i presidenti di Regione oggi hanno preso le difese a oltranza.

 

Si. La vera fonte di spesa sono gli enti locali e non i ministeri, che hanno invece fatto grandi risparmi. Chiunque parli con cognizione di causa sa bene che la spesa pubblica degli enti centrali è diminuita, mentre è aumentata esponenzialmente quella degli enti locali.

 

Sabato scorso il Pd ha presentato la sua contro-manovra, che prevede di tassare le rendite finanziarie ma senza toccare i Bot, di aumentare le imposte sulle transazioni speculative, di stendere un nuova «lenzuolata» di liberalizzazioni e altro ancora. Che ne pensa?

 

Se il Pd volesse davvero fare una cosa seria, guarderebbe i conservatori inglesi, che intendono introdurre una tassa sulle banche. Lo ha detto Cameron, seguendo quello che fanno Germania e Francia. Tassare le rendite finanziarie è pericoloso, perché con un debito pubblico come il nostro nessuno comprerebbe più i nostri Bot. Ma i conservatori inglesi e i democratici tedeschi sono molto più avveduti dei nostri ragazzi del Pd.

 

È polemico?

 

No. Mi limito a constatare che il Pd non può farlo, perché è il partito delle banche, che sono la sua constituency. Non parlo ovviamente delle banche cooperative, ma delle banche capitalistiche.

 

Parlando di misure a favore delle imprese, ieri lei su Repubblica si è detto favorevole ad una «free zone» proposta per Milano dal sindaco Moratti. A quali condizioni però?

 

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