BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ 1. Sapelli: non sarà questa "manovrina" a rovinare un federalismo che non c’è

U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica) U. Bossi e R. Formigoni (Imagoeconomica)

 

È una buonissima idea, a patto che non se ne parli solo per Milano ma anche per Monza e la Brianza. Trovo però difficile che l’Europa ci dia una zona franca perché la Ue la concede solo alle aree sottosviluppate. Ora, tutto si può sostenere di Milano meno che sia un territorio sottosviluppato. Anzi, è una delle zone più ricche al mondo, dove però l’1 per cento - e questo l’ho detto, ma Repubblica non l’ha scritto - possiede il 40 per cento della ricchezza.

 

Sul Corriere c’è stato un dibattito, innescato da Dario Di Vico, sul problema del «secondo welfare». Per Sacconi meno Stato e più società vuol dire anche più mercato. Invece Treu non è d’accordo: «la socialità deve entrare nell’economia come criterio informatore delle sue regole». Lei che ne pensa?

 

Mi guarderei bene dal far fare qualsiasi proposta di legge sul welfare al senatore Treu. È vero, sono pieno di pregiudizi, ma innanzitutto verso chi ha aperto la strada alla precarietà, all’insicurezza e all’impossibilità di fare famiglia per tanti giovani. Sacconi ha ragione, ma dimentica anche che il welfare societario, in grandi società avanzate come Inghilterra e Germania, vuol dire un reddito di cittadinanza o un sussidio di disoccupazione per tutti. Ma non complichiamoci la vita a cercare confini astratti tra stato e mercato: dove il privato - filantropico, no profit, cooperativo - ce la fa, lasciamolo fare. Dove non ce la fa, e penso al sud, intervenga il pubblico. Non ci sono alternative.

 

Ha in mente qualche buon esempio da imitare?

 

Penso che il modello ottimale sia quello che in questi anni, in Lombardia, è riuscito ad integrare privato e pubblico. Naturalmente dovendo prevedere un sostegno contro la disoccupazione, è difficile non pensare ad un intervento pubblico.

 

Torniamo alla manovra. 2500 emendamenti, 40 giorni di tempo per concludere tutto, Napolitano che auspica che a dettare le priorità sia la crisi economica, e non altro. Un suo giudizio politico?

 

Che dire. Dopo anni di dibattito tra illustri costituzionalisti in cui si è discusso di come portare in Parlamento le leggi finanziarie senza ridursi a vedere lo spettacolo dell’assalto alla diligenza, che si vada alle Camere senza una legge bloccata - «prendere o lasciare» - è stupefacente. Sono contrario ad una votazione sulla finanziaria che non sia blindata. La crisi batte ancora i pugni alla porta e si perdono 40 giorni per fare una manovra? È da irresponsabili. Che poi gli emendamenti vengano dal governo, vedi l'ultimo blitz sul condono, è semplicemente pazzesco.

 

 

 

 

© Riproduzione Riservata.