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SCENARIO/ 2. Tosi (Lega): Tremonti, perchè tagli i soldi a Verona ma li lasci a Napoli?

Pubblicazione:mercoledì 23 giugno 2010

Flavio Tosi (foto Imagoeconomica) Flavio Tosi (foto Imagoeconomica)



Il timore c’è sempre perché è sicuramente attivo un fronte di resistenza, abituato a vivere di sprechi, che vede con il fumo negli occhi la rivoluzione federale.

Si riferisce anche a settori della maggioranza?


Se penso al comune di Palermo, amministrato dal centrodestra, non mi sembra certamente un esempio virtuoso di amministrazione. Sprechi in lungo e in largo, in aperto contrasto con tutto ciò che prevede il federalismo fiscale. Penso che il fronte di cui stiamo parlando sia trasversale, così come può esserlo quello che sostiene la riforma federale. Anche nel centrosinistra, infatti, soprattutto nel centro-Nord, esistono buone amministrazioni.

La creazione inaspettata di un nuovo ministero per il federalismo e la nomina di Aldo Brancher ha messo in fibrillazione la Lega. Come mai?

Non c’è nessun problema. Brancher è un amico e si occuperà dell’ultimo passo del federalismo, il decentramento e il controllo delle fasi attuative. A noi va bene così.

All’indomani di Pontida dal Pdl si è levata la voce di Gianfranco Fini: “Bisogna contrastare la propaganda leghista, la Padania non esiste”. Vuole rispondere al Presidente della Camera?


No. Fini appartiene a quel fronte trasversale contro le riforme e contro il federalismo di cui parlavamo prima. Chi porta avanti attacchi di questo tipo fa parte di quel sistema di poteri.

Il Pdl rimane un interlocutore affidabile per la Lega?

Certo, la componente non finiana anche all’interno degli ex An, tanto per intenderci, è di gran lunga la più forte. Fini rimane la minoranza.

(Carlo Melato)
 



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COMMENTI
23/06/2010 - Perché ammiro il Bossi (3) (spadon gino)

Mi convince e mi esalta infine (ma gli esempi potrebbero continuare) la sua politica linguistica, quel suo diuturno combattimento in favore del dialetto, stigma indelebile dell'uomo all'uscir dal "pappo e 'l dindi".. Ben vengano quindi tutti i dialetti da quello, piuttosto effeminato, parlato a Porto Viro separato dal mio paese dagli oltre 500 metri del ponte sul Po, a quello parlato nella lontana Mesola, (7 km: un abisso!) che è tutto un mescolar di singulti e ringhi. Ma su tutti primeggi, s'intende, il mio dialetto quello parlato a Taglio di Po, il luogo dove son nato. E si badi ad essere filologicamente rigorosi per cui questo dialetto andrà recuperato, in prima istanza, in almeno quattro delle sue varianti: quella dei "piasaroi" (abitanti del centro), quella dei "contadinanti" (abitanti del contado) quella dei "marinoti" (abitanti del delta) e infine quella dei "mazornanti" (abitanti di un borgo lontano e selvatico). Si penserà più tardi, illuminati sempre dal circolo linguistico della Val Brembana che nulla ha da invidiare a quello di Praga, ad altre varianti minori come quelle legate all’età del parlante, al sesso, al censo, al grado di cultura e, infine, al connotato di autoctono o di immigrato. (Ho saputo da fonte solitamente bene indormata, che il circolo linguistico valbrembanese ha in animo di pubblicare le grammatiche dei 12.500 dialetti padani. Il progetto verrà realizzato non appena saranno emanati i decreti attuativi del federalismo fiscale)

 
23/06/2010 - Perché ammiro il Bossi (2) (spadon gino)

Mi convince la sua politica sportiva gustosamente messa in atto sotto la specie dell’istruttivo paradosso. Se tifa contro l’Italia non è, come qualcuno va cianciando, per disamore o disprezzo verso il nostro paese, ma perché egli vuole scuotere gli ignavi, pungolare i neghittosi, spronare gli infingardi che allignano nella squadra condotta da Lippi, il mollaccione. Ancora una volta egli fa tesoro di un altro principio baudelairiano (Baudelaire, per chi non l’avesse capito, è il suo Virgilio) secondo il quale “en politique, le vrai saint est celui qui fouette et tue le peuple pour le bien du peuple”. Il che, tradotto alla buona, suona all’incirca così: in politica il vero “santo”, che ridà a un popolo angariato la dignità perduta, è colui che non esita a bastonarlo pur di indurlo a reagire contro i soprusi. (Si legga, a questo proposito, il poemetto "Assommons les pauvres" di cui Bossi ha fatto il proprio breviario).

 
23/06/2010 - Perché ammiro il Bossi (1) (spadon gino)

"Non c’è punto della politica di Umberto Bossi che non mi trovi totalmente ed entusiasticamente d’accordo. Mi convince innanzitutto, il suo richiamarsi, da persona colta qual è, al principio baudelairiano secondo il quale il primo articolo di qualsiasi Costituzione dovrebbe statuire “le droit de se contredire”, cioè il diritto di ogni cittadino di contraddirsi. E’ in nome di questo sacrosanto diritto che egli può legittimamente pulirsi il culo con l’italico vessillo in Val Brembana e, nello stesso tempo, giurare su quell'istesso vessillo che gli assicura ghiotte prebende a Roma non più ladrona. Mi convince la sua politica della famiglia intesa nella sua accezione più vasta. Si veda dalle parti della Commissione europea, della Camera dei Deputati, della Commissione attività produttive della Camera, del Sistema fieristico Lombardo, del Ministero dell’Economia, delle Regione Piemonte, delle Province di Brescia e Vercelli, delle Tramvie bergamasche, dei comuni di Varallo Sesia, Azzano Decimo, Borgosesia e si vedrà con quale sollecitudine il nostro celtico duce ha provveduto e provvede all’avvenire di figli, parenti e sodali.