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SCENARIO/ 2. Tosi (Lega): Tremonti, perchè tagli i soldi a Verona ma li lasci a Napoli?

Pubblicazione:mercoledì 23 giugno 2010

Flavio Tosi (foto Imagoeconomica) Flavio Tosi (foto Imagoeconomica)

La manovra voluta da Tremonti, e mal digerita da Berlusconi, continua a far discutere il centrodestra. Il governatore lombardo, Roberto Formigoni, sta guidando la protesta delle regioni che hanno definito, con un documento firmato all’unanimità, irricevibile, iniqua e contraria al federalismo la proposta del governo.
Domenica, dal palco di Pontida, i dirigenti leghisti hanno tenuto una linea chiara, nonostante le firme al documento degli stessi Roberto Cota e Luca Zaia: la manovra non ostacola il federalismo, al massimo lo accelera. Chi semina allarmismo è un falso federalista.
Le tanto attese modifiche al provvedimento potrebbero risolvere il problema, intanto però inizia a farsi sentire il malumore trasversale dei sindaci. IlSussidiario.net ne ha voluto discutere con il Sindaco di Verona, Flavio Tosi.

Sindaco, qual è il suo giudizio sulla Manovra?

Abbiamo capito tutti che è indispensabile. Così com’è altrettanto chiaro che eventuali modifiche devono lasciare immutato il totale complessivo. Detto questo, la Manovra va rivista profondamente nei suoi criteri di fondo perché, così com’è, va nella direzione opposta del federalismo fiscale. Sono convinto che il governo e la maggioranza sapranno apportare le modifiche più adeguate per premiare i virtuosi e ridurre gli sprechi di chi oggi “largheggia” con i soldi pubblici.

È d’accordo perciò con il sindaco leghista di Varese, Attilio Fontana: “non si può dire che questa sia una manovra federalista…”.

 
Sì, proprio perché sono previsti tagli lineari uguali per tutti. Purtroppo però partiamo da una pesante sperequazione tra comuni molto finanziati, penso a Napoli o alle innumerevoli amministrazioni del Lazio, della Calabria o della Sicilia e i veri comuni poveri, quelli del Veneto ad esempio, ampiamente sottofinanziati.

Quali sono le sue proposte correttive?


La cosa migliore da fare è approfittare della manovra finanziaria per ridurre la forbice che c’è, ad esempio, tra Verona e Napoli, che riceve il doppio dei finanziamenti pro capite rispetto alla mia città. Sono convinto che la forbice non si potrà chiudere nel breve periodo, mi auguro però che ci sia almeno un segnale in questo senso, un inizio di federalismo fiscale. I sacrifici siamo disposti a farli, i cittadini capiranno, ma un provvedimento equo è comunque più facile da accettare.

Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, accusa la Lega di aver abbandonato i comuni e lamenta la mancanza di autonomia fiscale… 




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COMMENTI
23/06/2010 - Perché ammiro il Bossi (3) (spadon gino)

Mi convince e mi esalta infine (ma gli esempi potrebbero continuare) la sua politica linguistica, quel suo diuturno combattimento in favore del dialetto, stigma indelebile dell'uomo all'uscir dal "pappo e 'l dindi".. Ben vengano quindi tutti i dialetti da quello, piuttosto effeminato, parlato a Porto Viro separato dal mio paese dagli oltre 500 metri del ponte sul Po, a quello parlato nella lontana Mesola, (7 km: un abisso!) che è tutto un mescolar di singulti e ringhi. Ma su tutti primeggi, s'intende, il mio dialetto quello parlato a Taglio di Po, il luogo dove son nato. E si badi ad essere filologicamente rigorosi per cui questo dialetto andrà recuperato, in prima istanza, in almeno quattro delle sue varianti: quella dei "piasaroi" (abitanti del centro), quella dei "contadinanti" (abitanti del contado) quella dei "marinoti" (abitanti del delta) e infine quella dei "mazornanti" (abitanti di un borgo lontano e selvatico). Si penserà più tardi, illuminati sempre dal circolo linguistico della Val Brembana che nulla ha da invidiare a quello di Praga, ad altre varianti minori come quelle legate all’età del parlante, al sesso, al censo, al grado di cultura e, infine, al connotato di autoctono o di immigrato. (Ho saputo da fonte solitamente bene indormata, che il circolo linguistico valbrembanese ha in animo di pubblicare le grammatiche dei 12.500 dialetti padani. Il progetto verrà realizzato non appena saranno emanati i decreti attuativi del federalismo fiscale)

 
23/06/2010 - Perché ammiro il Bossi (2) (spadon gino)

Mi convince la sua politica sportiva gustosamente messa in atto sotto la specie dell’istruttivo paradosso. Se tifa contro l’Italia non è, come qualcuno va cianciando, per disamore o disprezzo verso il nostro paese, ma perché egli vuole scuotere gli ignavi, pungolare i neghittosi, spronare gli infingardi che allignano nella squadra condotta da Lippi, il mollaccione. Ancora una volta egli fa tesoro di un altro principio baudelairiano (Baudelaire, per chi non l’avesse capito, è il suo Virgilio) secondo il quale “en politique, le vrai saint est celui qui fouette et tue le peuple pour le bien du peuple”. Il che, tradotto alla buona, suona all’incirca così: in politica il vero “santo”, che ridà a un popolo angariato la dignità perduta, è colui che non esita a bastonarlo pur di indurlo a reagire contro i soprusi. (Si legga, a questo proposito, il poemetto "Assommons les pauvres" di cui Bossi ha fatto il proprio breviario).

 
23/06/2010 - Perché ammiro il Bossi (1) (spadon gino)

"Non c’è punto della politica di Umberto Bossi che non mi trovi totalmente ed entusiasticamente d’accordo. Mi convince innanzitutto, il suo richiamarsi, da persona colta qual è, al principio baudelairiano secondo il quale il primo articolo di qualsiasi Costituzione dovrebbe statuire “le droit de se contredire”, cioè il diritto di ogni cittadino di contraddirsi. E’ in nome di questo sacrosanto diritto che egli può legittimamente pulirsi il culo con l’italico vessillo in Val Brembana e, nello stesso tempo, giurare su quell'istesso vessillo che gli assicura ghiotte prebende a Roma non più ladrona. Mi convince la sua politica della famiglia intesa nella sua accezione più vasta. Si veda dalle parti della Commissione europea, della Camera dei Deputati, della Commissione attività produttive della Camera, del Sistema fieristico Lombardo, del Ministero dell’Economia, delle Regione Piemonte, delle Province di Brescia e Vercelli, delle Tramvie bergamasche, dei comuni di Varallo Sesia, Azzano Decimo, Borgosesia e si vedrà con quale sollecitudine il nostro celtico duce ha provveduto e provvede all’avvenire di figli, parenti e sodali.