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CORRIERE/ Vittadini: privato in nome della pubblica utilità

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Un ulteriore valore aggiunto di questa concezione è il recupero di una concezione di persona non isolata, ma in relazione con altre persone, e, in quanto tale, non solo oggetto, ma soggetto del welfare. Fin dall’alto medioevo, e poi per merito del movimento cattolico, operaio, e di una concezione liberale e imprenditoriale attenta ai bisogni sociali, sono nati nei secoli scuole, università, ospedali, opere assistenziali, interventi a sostegno del lavoro, abitazioni popolari, interventi di protezione ambientale e artistica, perfino istituti bancari. Pur non aiutate da una legislazione che le ha discriminate, queste realtà di diritto privato, ma pubbliche per scopo, si sono fatte carico, in modo spesso più efficace ed efficiente di quelle statali, dei più disparati bisogni sociali.


Questo protagonismo sociale è la grande risorsa da valorizzare nell’attuale fase di transizione, come hanno capito ormai da tempo pensatori come Lester Salamon della Johns Hopkins (che parla di necessità di partenariato tra pubblico e privato) o Julian Le Grand della London School of Economics (che difende la libera scelta dell’utente nel welfare). Lo ha capito anche la Corte costituzionale italiana, qualche anno fa, quando ha definito lo scopo di pubblica utilità delle fondazioni bancarie. Lo ha capito anche la gran parte della popolazione che risponde entusiasticamente al 5 per mille. E lo hanno capito, infine, anche alcune Regioni che hanno riformato le loro legislazioni per permettere ai loro cittadini di scegliere tra i soggetti erogatori dei servizi di welfare, quelli più rispondenti ai propri bisogni.


E’ ora che anche a livello nazionale si attui una riforma che rimetta al centro del sistema sociale la persona, non solo come oggetto ma anche come soggetto del welfare. Ed è ora di ripensare alle categorie di merito e di parità che, concepite come lo sono adesso in maniera burocratica, rischiano di ottenere il massimo dell’ingiustizia. 

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COMMENTI
26/06/2010 - welfare sussidiario in Italia (nicola itri)

Quando questa concezione di welfare sussidiario, così ben delineata dal prof. Giorgio Vittadini, e che ora trova cittadinanza soprattutto in Lombardia, regione nella quale risiedo, verrà accolta e troverà ospitalità e riconoscimento giuridico in tutta Italia? Il presidente del Consiglio Berlusconi e i ministri Sacconi e Tremonti ci riflettano bene!