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SCENARIO/ 3. Cosa c'è dietro la solitudine di Berlusconi e il "pasticcio Brancher"?

Pubblicazione:lunedì 28 giugno 2010

BrancherAldo_R375.jpg (Foto)

Ci si attendeva, la domenica successiva, a Pontida, una rivendicazione di paternità da parte di Bossi nella nomina di Brancher, invece arrivava la più secca delle sconfessioni: «Il ministro del federalismo già c’è, e sono io!», tuonava il senatur. E dire che Bossi e Tremonti si erano visti a cena la sera prima della nomina di Brancher, e tutti avevano pensato che l’idea fosse stata concordata lì. Macché…


Che pasticcio, davvero. Rapido dietro front, allora, Brancher – che si scusa con l’amico Umberto – ripiega sulla Sussidiarietà e decentramento, e appena assunto l’incarico (che prima non c’era) si vede subito arrivare così tante incombenze sulla scrivania da invocare il legittimo impedimento per non intervenire al processo che lo riguarda sulla scalata di Antonveneta, per tangenti pagate dall’ex patron della Popolare di Lodi Giampiero Fiorani.


Terminati i fatti, iniziano le illazioni. Autorizzate dall’assoluta illogicità di questi accadimenti, inspiegabili senza, appunto, inserire qualcos’altro. E se vogliamo dare spazio alla peggiore delle illazioni, non si può non ricordare i guai di Brancher, che nel ’93, alla vigilia della discesa in campo di Berlusconi, fu accusato e poi anche arrestato per una tangente pagata all’ex ministro De Lorenzo, vicenda dalla quale uscì (in parte per decorrenza dei termini della prescrizione) senza mai tirare in ballo la Fininvest e Publitalia (società di pubblicità per la quale lavorava) che non furono in alcun modo coinvolte.


Insomma – dicono i maligni – potrebbe esserci un debito di gratitudine del premier a fare da motivazione alla nomina ad uno dei più inutili ministeri, mentre un ministero sempre più cruciale per gestire l’uscita dalla crisi (lo Sviluppo economico) resta senza titolare da ormai due mesi. In questa situazione Napolitano, salvo non voler apparire come un anziano in vacanza nelle accoglienti stanze del Quirinale, non poteva più restare a guardare, visto che quando c’era da attaccare i giudici per prese di posizioni “politiche” non si era tirato indietro. Ma lasciando stare i maligni, la chiosa finale la offre un amico di vecchia data di Brancher, quale è Umberto Bossi: «Mi sembra poco furbo – ha commentato – chiedere il legittimo impedimento subito, è come mettersi al muro per farsi sparare».



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COMMENTI
29/06/2010 - amor di patria (Pierluigi Assogna)

Per amor di patria, per chi ne ha ancora, è meglio evitare qualunque commento.

 
28/06/2010 - I fatti sono fatti (Franco Labella)

Nella pur precisa ricostruzione di Picariello c'è una vistosa smagliatura. Quando si cita fra i fatti : "appena assunto l’incarico (che prima non c’era) si vede subito arrivare così tante incombenze sulla scrivania da invocare il legittimo impedimento per non intervenire al processo" si dimentica un particolare decisivo: nessuno (Brancher compreso) conosce le tante incombenze del Ministro per la buona ragione che le stesse non sono ancora in Gazzetta Ufficiale. E' un po' come la vicenda Gelmini-Tar del Lazio: anche lì si vogliono spacciare per provvedimenti che giustificano l'emanazione di una circolare di febbraio 2010 dei DPR pubblicati solo il 15 giugno 2010. Ed allora i casi sono due: o diamo conto di questi passaggi o ci facciamo promotori di una campagna abolizionista (magari in collegamento col dibattito sull'art.41 della Costituzione di cui scrive il prof. Antonini in altra pagina del giornale):aboliamo la Gazzetta Ufficiale. Fra i lacci e i lacciuoli possiamo inserire anche la fonte di cognizione. E giacchè ci troviamo aboliamo il Diritto tout court. Nelle scuole lo si è già fatto, facciamolo per il resto del Paese. In realtà hanno ragione Calvo ed altri commentatori: siamo, con molta probabilità, agli ultimi giorni dell'impero di Bisanzio. Franco Labella

 
28/06/2010 - La lega tace perchè ha già l'accordo (PAOLA CORRADI)

La lega tace perchè c'è Cota pronto ad assumere l'incarico allo sviluppo economico in caso di nuove elezioni in Piemonte....

 
28/06/2010 - concordo (romano calvo)

Concordo con lei nell'analisi. Alla faccia dei lamenti di Berlusconi sui suoi scarsi poteri, in realtà il capo è ormai talmente a briglia sciolta da non potersi nemmeno più difendere da se stesso. Brutta cosa, o forse no, potrebbe essere l'inizio della fine.