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Politica

SCENARIO/ 3. Cosa c'è dietro la solitudine di Berlusconi e il "pasticcio Brancher"?

Perché per Aldo Brancher è stato istituito il ministero dell'Attuazione del Federalismo - di dubbia utilità - mentre la poltrona di Scajola, strategicamente cruciale, è ancora vuota? ANGELO PICARIELLO ripercorre la pasticciata vicenda

BrancherAldo_R375.jpg(Foto)

Per quel che si era capito fino a una settimana fa sussidiarietà significava diminuire il peso dello Stato e delle sue articolazioni. Ora scopriamo che può significare anche creare un nuovo ministero. Ne abbiamo visto di vicende pasticciate, con un concorso assolutamente bipartisan nelle alterne vicende di quest’ultimo ventennio di storia repubblicana, ma questa della nomina a ministro di Aldo Brancher ha a buon diritto motivo di salire sul podio. La nota del Quirinale che stoppa per lui il ricorso al legittimo impedimento è sembrata cogliere tutti di sorpresa, ma a dire il vero di sorprendente c’è solo la sorpresa, se solo ci si fosse interrogati già prima sul ruolo svolto da Napolitano nel recepire, anzi nel subire, l’indicazione del nuovo ministro, giunto in tutta fretta a firmare al Quirinale la mattina di venerdì 18.


Come sempre, però, cerchiamo di far parlare i fatti, prima di avventurarci in valutazioni altrimenti affrettate. Come si ricorderà il precipitare della vicenda Scajola, le sue dimissioni e la difficoltà di trovare un sostituto a tambur battente, indussero Berlusconi a salire al Colle, per assumere l’interim dello Sviluppo economico. In quell’occasione, si era al 5 maggio, il presidente del Consiglio rassicurò Napolitano (anticipandone la richiesta) che l’interim sarebbe stato breve, il tempo cioè di individuare una figura di alto profilo, meglio se espressione dei ceti produttivi, comunque in grado di gestire con autorevolezza la fase di crisi e le innumerevoli vertenze aperte, di cui quella Fiat già allora si profilava come la più delicata.


Napolitano concordò sull’assoluta centralità del ruolo assunto da questo ministero, e di conseguenza anche sull’esigenza di provvedere alla sostituzione in tempi brevi. Un mese e mezzo dopo (c’erano nel frattempo stati i rifiuti di Montezemolo e Marcegaglia) era la sera del 17 giugno, giovedì, sono iniziate a circolare voci sempre più insistenti sulla possibile indicazione di Brancher allo Sviluppo, salvo a svegliarsi all’indomani con Brancher ministro sì, ma all’attuazione del Federalismo, una nomina in modo suggestivo sottratta alle compentenze di Bossi, in parte, e in parte a quelle di Rotondi che si occupa di Attuazione del programma, da poco supportato, peraltro, nel suo compito, da un sottosegretario nella persona di Daniela Santanché.

Un cambiamento di delega che non è stato spiegato, ma sul quale – in realtà – un ruolo decisivo è stato svolto proprio dal Quirinale, che da un mese e mezzo attendeva un nome di alto profilo, estraneo alla politica ( si era ipotizzato) per sostituire Scajola, e non era certo questo l’identikit di Brancher, uomo di Publitalia, passato poi a Forza Italia e ufficiale di collegamento, come si dice, fra Bossi e Berlusconi. Non si sa se al Quirinale fossero anche arrivate notizie sui guai giudiziari di Brancher ancora in sospeso, ma è chiaro che anche questo deve aver contribuito a determinare Berlusconi a dirottarlo all’ultimo momento al nuovo ministero: sui guai giudiziari lo Sviluppo aveva già dato, ed era meglio non insistere. Ma la toppa si rivelava ben presto peggiore del buco.

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COMMENTI
29/06/2010 - amor di patria (Pierluigi Assogna)

Per amor di patria, per chi ne ha ancora, è meglio evitare qualunque commento.

 
28/06/2010 - I fatti sono fatti (Franco Labella)

Nella pur precisa ricostruzione di Picariello c'è una vistosa smagliatura. Quando si cita fra i fatti : "appena assunto l’incarico (che prima non c’era) si vede subito arrivare così tante incombenze sulla scrivania da invocare il legittimo impedimento per non intervenire al processo" si dimentica un particolare decisivo: nessuno (Brancher compreso) conosce le tante incombenze del Ministro per la buona ragione che le stesse non sono ancora in Gazzetta Ufficiale. E' un po' come la vicenda Gelmini-Tar del Lazio: anche lì si vogliono spacciare per provvedimenti che giustificano l'emanazione di una circolare di febbraio 2010 dei DPR pubblicati solo il 15 giugno 2010. Ed allora i casi sono due: o diamo conto di questi passaggi o ci facciamo promotori di una campagna abolizionista (magari in collegamento col dibattito sull'art.41 della Costituzione di cui scrive il prof. Antonini in altra pagina del giornale):aboliamo la Gazzetta Ufficiale. Fra i lacci e i lacciuoli possiamo inserire anche la fonte di cognizione. E giacchè ci troviamo aboliamo il Diritto tout court. Nelle scuole lo si è già fatto, facciamolo per il resto del Paese. In realtà hanno ragione Calvo ed altri commentatori: siamo, con molta probabilità, agli ultimi giorni dell'impero di Bisanzio. Franco Labella

 
28/06/2010 - La lega tace perchè ha già l'accordo (PAOLA CORRADI)

La lega tace perchè c'è Cota pronto ad assumere l'incarico allo sviluppo economico in caso di nuove elezioni in Piemonte....

 
28/06/2010 - concordo (romano calvo)

Concordo con lei nell'analisi. Alla faccia dei lamenti di Berlusconi sui suoi scarsi poteri, in realtà il capo è ormai talmente a briglia sciolta da non potersi nemmeno più difendere da se stesso. Brutta cosa, o forse no, potrebbe essere l'inizio della fine.