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CROCIFISSO/ 2. È la nostra Costituzione a "metterci al riparo" dalle Corti europee. Per ora

Massimo Luciani (Foto: Imagoeconomica) Massimo Luciani (Foto: Imagoeconomica)

 

Qui le opinioni sono varie. La maggior parte della dottrina ritiene che l’obiettivo problema di un difficile rapporto tra il diritto interno, il diritto internazionale e il diritto comunitario si possa risolvere soltanto con quello che si chiama il «dialogo tra le Corti», vale a dire un’interlocuzione continua tra la nostra Corte costituzionale, la Corte di giustizia delle comunità europee e la Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

E questo «dialogo» è un’ipotesi plausibile?

 

È una strada. Ma una parte minoritaria della dottrina - e io ne faccio parte - invece ha dei dubbi che questo dialogo possa risolvere tutti i problemi, perché in alcuni casi le garanzie del diritto comunitario, le garanzie del diritto costituzionale e le garanzie del diritto convenzionale (cioè della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ndr) non coincidono. In tal caso ci possono essere frizioni irrisolvibili. E allora, a mio parere, il vero modo per risolvere queste frizioni sta soltanto nelle mani non della giurisdizione, ma della politica.

 

Quale dovrebbe essere, a suo modo di vedere, il ruolo della politica?

 

Quello di riprendere l’iniziativa e decidere cosa fare dell’integrazione europea, soprattutto: se rimanere al punto in cui ci troviamo, o addirittura arretrare, oppure evolvere verso forme di integrazione più robuste. Per esempio verso una vera e propria federazione o confederazione europea. Tanto che ci sia chiarezza sui veri valori fondanti della comunità che stiamo costruendo, perché oggi come oggi l’unica vera comunità politica che abbiamo a disposizione è quella nazionale. Ed è ancora quest’ultima, se le altre non lo sono in senso proprio, la legittima depositaria della sovranità.

 

Se le Corti sovranazionali applicano leggi cui manca un procedimento di genesi parlamentare, come si può colmare il loro deficit di legittimità?

 

In effetti le istituzioni internazionali, ma anche quelle comunitarie, hanno una limitata legittimazione democratica. È vero che il trattato di Lisbona ha conferito poteri più rilevanti al Parlamento europeo e agli stessi parlamenti nazionali nell’ambito del procedimento di costruzione del diritto comunitario, ma ancora ci troviamo lontani dal modello classico della democrazia rappresentativa per come è stato costruito nei paesi di democrazia matura. Non posso che tornare alla risposta che le ho dato prima: occorre una consapevolezza dei limiti dell’attuale processo di integrazione, e se ci fosse il consenso, una svolta decisa verso una più forte Europa politica e non soltanto economica.

 

Cosa insegna lo stop alla ratifica del trattato di Lisbona da parte della Corte costituzionale tedesca?

 

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