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FINE VITA/ Così la lobby dell'eutanasia vince in Germania e tenta di condizionare l'Italia

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Il quesito che siamo sollecitati a porci ancora una volta è sempre lo stesso: quale ragione può mai spingere un uomo ad intervenire attivamente per sospendere la vita di un’altra persona? È sufficiente che questa persona abbia manifestato il desiderio di non voler più vivere in determinate condizioni per causarne la morte? Il caso tedesco riguarda concretamente un avvocato che aveva “consigliato” alla figlia di una donna in stato vegetativo da oltre 5 anni, di sospendere la nutrizione della madre “staccando il sondino” che la teneva in vita.

 

In quel caso i medici, accortisi del gesto della figlia, avevano ripristinato la nutrizione e l’idratazione, e la donna era morta dopo pochi giorni per cause – almeno apparentemente - non riconducibili al gesto della figlia. L’avvocato era stato condannato a nove mesi in prima istanza ed è stato assolto proprio in questi giorni.

  

Non c’è dubbio che questa sentenza influenzerà in modo non indifferente anche il dibattito italiano, mostrando oltre ogni ragionevole dubbio dove ci può portare l’assimilazione di nutrizione e idratazione a un qualunque trattamento medico, per poi consentire di farne una delle decisioni che una persona può sottoscrivere anche molti anni prima di ammalarsi, vincolando il medico ad una sua stringente applicazione.

  

La Corte federale di giustizia in Germania si è in definitiva arresa davanti al pressing dei fautori dell’eutanasia, perché non c’è dubbio che c’è una sorta di lobby dell’eutanasia, che in nome del principio di autodeterminazione pretende di imporla a livello di tutte le legislazioni europee.

 

 

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