BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MANOVRA/ La protesta delle Regioni: a noi tagliano il 14%, allo Stato solo l'1%. Ma la Lega tace...

bossi_formigoniR375.jpg (Foto)



Certo, ci sono ministeri che sforano il budget del 200% senza che nessuno dica niente. Come mai una regione come la Lombardia, che ha gli indicatori migliori d’Italia, dovrebbe accettare un taglio del 30% se, come ci viene detto, un taglio superiore all’1% viene considerato insostenibile dai ministeri? È evidente che qualcosa che non va.

A proposito di indicatori di virtuosità, come Regione Lombardia proponete che vengano premiati i comportamenti virtuosi?


La nostra proposta è che si realizzi ciò che viene promesso a parole. Ad oggi la manovra non prevede alcuna differenziazione basata sugli indicatori e questo ovviamente ci penalizza. Le faccio alcuni esempi: per quanto riguarda il personale la Lombardia ha un indicatore pari a 43, in altre regioni può raggiungere 250 o 300. Sui costi di funzionamento siamo a 48, lo Stato è a 180. Fermiamoci a questi due indicatori: se lo Stato avesse gli standard di Regione Lombardia risparmierebbe 6 miliardi l’anno. Non solo, riguardo al Patto di stabilità, la manovra non fa differenza tra chi spende soldi per un raduno di bande o per una scuola. Su questo da anni propongo dei coefficienti bonus malus a seconda della qualità della spesa per distinguere quella improduttiva dagli investimenti che hanno una ricaduta sul Pil.

È vero che alcune regioni hanno però esagerato con le sedi all’estero? Qualcuno ha parlato addirittura di 70 sedi per regione sparse per il mondo…


Chi ha 70 sedi all’estero ne chiuda 69 e si accontenti di averne una come la Lombardia. Noi abbiamo una sede a Bruxelles e una a Roma. Mi sembra ragionevole che dove operano istituzioni che gestiscono problemi regionali ci siano almeno tre funzionari per seguire tutte le pratiche. Stiano tutti tranquilli, però, se ci danno l’autonomia fiscale siamo pronti a chiudere anche quelle. 

Sul rapporto manovra-federalismo si registrano due posizioni assolutamente inconciliabili: secondo le Regioni la manovra uccide il federalismo prima che questo veda la luce, secondo Calderoli la manovra è un anticipo della riforma federale…


È una discussione assurda. Se si osservano le cifre è evidente che i soldi del federalismo fiscale non ci sono più. È un fatto incontrovertibile, ribadito dal ministro Vito in risposta a un’interpellanza al Senato: “Non c’è copertura finanziaria per il federalismo fiscale”. Se lo dice il governo in un’aula parlamentare…
Non solo, questa finanziaria è un attacco alla sussidiarietà come mai se ne erano visti prima. Punirà una regione come la Lombardia che in questi anni ha inventato politiche assolutamente innovative in questo senso. La Regione, infatti, dovrà spostare le pochissime risorse su cui ha potuto esercitare questa creatività politico-istituzionale indirizzandole verso compiti obbligatori decisi dallo Stato, ma non più finanziati.

Come ad esempio?



 


COMMENTI
30/06/2010 - Commento al Dot. Romano Colozzi (Gianluigi Lonardi)

Secondo me non servono soldi per fare il federalismo, per risparmiare basta non spendere o spendere meno e il federalismo, anche se solo fiscale, è in ultima analisi solo risparmio, perciò non può essere vero che i soldi per questa riforma sono finiti, semplicemente non ne servono. Il comportamento della Lega è facimlmente comprensibile se si tiene conto di una cosa elementare, cioè che per governare come si vuole servono o i cannoni o la maggioranza assoluta in parlamento, tutte cose che la Lega non ha. Con queste premesse non resta che negoziare per cercare di subire il meno possibile i desideri della maggioranza della coalizione, ed è quello che la Lega sta facendo cercando di favorire le regioni virtuose anche in contrasto con i colleghi di partito del Dot. Colozzi. D'altra parte il Dot. Colozzi sa che quando i soldi scarseggiano si corre il rischio di litigare e che sarebbe stato molto più saggio non arrivare a questa situazione, ma io credo che questo sia il prezzo per avere e aver mantenuto l'Italia unita. Chi la voluta e la vuole non dovrebbe recriminare