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SCENARIO/ Rotondi (Pdl): lasciamo stare le correnti, la Dc era un'altra cosa

Manovra, ddl intercettazioni, "caso Brancher", la maggioranza attraversa uno dei momenti più difficili della Legislatura e lascia intravedere sempre di più le tensioni che la attraversano. L'intervista al ministro per l'Attuazione del programma, GIANFRANCO ROTONDI

RotondiGianfranco_R375.jpg (Foto)

Manovra, ddl intercettazioni, "caso Brancher", la maggioranza attraversa uno dei momenti più difficili della Legislatura e lascia intravedere sempre di più le tensioni che la attraversano. Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, in questa intervista a  IlSussidiario.net, sottolinea l'esigenza di un rilancio dell'azione dell'esecutivo e dice la sua sull'annoso tema del "correntismo" all'interno del Popolo della Libertà.

Ministro, il governo si appresta ad affrontare alcune prove delicate. Da un lato la manovra finanziaria, che vede contrapposte le Regioni e il ministro Tremonti, dall'altro il ddl intercettazioni, con tutto il suo carico di polemiche. Qual è lo stato di salute dell'esecutivo alla vigilia di questi due appuntamenti?


Su questi temi il confronto tra maggioranza e opposizione è stato a tratti duro. Io però resto fiducioso: gli schieramenti potranno confrontarsi in maniera sincera e serena se seguiranno le sagge e opportune indicazioni che vengono dal presidente Giorgio Napolitano.
Il Popolo della Libertà comunque, a differenza di quanto si dice, non si è perso, la sua azione va solo rilanciata. In parallelo con il governo, sia il Pdl che l’esecutivo rimangono un toccasana per il Paese perché svolgono azioni riformatrici.

Concentrandoci sul Pdl, lo scontro che si consuma da tempo tra finiani e berlusconiani sta indebolendo il partito o lo sta facendo crescere?

In realtà non vedo nessuna faida interna, piuttosto un arricchimento dialettico. Il Pdl è un grande partito in cui si sono amalgamati diversi percorsi, storie, esperienze e sensibilità politiche. Un progetto utile al Paese che ha in Berlusconi il suo naturale leader. Lo spirito unitario non va disperso, gli elettori credono nell'idea di un partito gollista con una guida geniale come quella del presidente del Consiglio.

C'è il rischio di un eccessivo “correntismo”? I gruppi e le fondazioni che stanno nascendo costituiscono una ricchezza o una fonte di divisione?


Guardi, all'epoca della Dc si diceva che le correnti erano il sale e la forza dei partiti.  Il che era sia vero che falso: vero perché le correnti erano partiti nel partito, portavano voti; falso perché la corrente costava e i guai della politica italiana sono cominciati quando ogni ministro si è fatto la corrente e per mantenerla ha dovuto cercare forme di finanziamento. La verità è che al Pdl non servono.

Perché?