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Politica

STATO-MAFIA/ Pisanu: mafia e politica, c’è stata "convergenza di interessi"

B. Pisanu (Imagoeconomica)B. Pisanu (Imagoeconomica)

 

Il nesso Stato-mafia c’è stato dunque, conferma Pisanu. Ma è difficile circoscriverlo, comprovare la parte che i nomi eccellenti hanno avuto nella vicenda, dissipare la nebbia che avvolge, finora rendendo impossibile, il tentativo di consegnare alla storia del paese una lunga parentesi su cui non esiste una verità processuale, elemento essenziale per stabilire una verità storica. “Anche la semplice narrazione dei fatti induce a ritenere che vi furono interventi esterni alla mafia nella programmazione ed esecuzione delle stragi - ha detto Pisanu nella sua relazione -. Fin dall’agosto del ‘93 un rapporto della Dia aveva intravisto e descritto un’aggregazione di tipo orizzontale, in cui rientravano, oltre alla mafia, talune logge massoniche di Palermo e Trapani, gruppi eversivi di destra, funzionari infedeli dello Stato e amministratori corrotti. Sulla stessa linea, pur restringendo il campo, il procuratore di Caltanissetta Lari ha sostenuto recentemente che Cosa nostra non è stata eterodiretta da entità altre, ma che al tavolo delle decisioni si siano trovati, accanto ai mafiosi, soggetti deviati dell’apparato istituzionale che hanno tradito lo Stato con lo scopo di destabilizzare il Paese mettendo a disposizione un know-how strategico e militare”.

 

Alcuni punti fermi però ci sono, secondo Pisanu, a cominciare per esempio da due trattative procedute in parallelo, fino a divergere in un secondo tempo: quella tra Mori e Ciancimino “che forse fu la deviazione di un’audace attività investigativa” e quella tra Bellini-Gioè-Brusca-Riina,dalla quale nacque l’idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato”.

 

Secondo Pisanu, il “patto” avrebbe avuto una moneta di scambio ben precisa, perché la mafia non era certo disposta a sedersi inutilmente al tavolo delle “trattative”. Lo scopo della mafia, secondo Pisanu, era quello di ottenere dalla classe politica l’abolizione del carcere duro, il 41 bis - il presidente dell’Antimafia ha citato la “singolare corrispondenza di date che si verifica, a partire dal maggio del ‘93, tra le stragi sul territorio continentale e la scadenza di tre blocchi di 41 bis emessi nell’anno precedente” - e il ridimensionamento di tutte le “attività di prevenzione e repressione”.

 

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