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Politica

SCENARIO/ Io, giornalista, spiazzato tra giustizialisti e garantisti

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È a questo punto che il mio spaesamento si fa particolarmente inquietante. Perché, evidentemente sbagliando, sin qui (da vecchio arnese della sinistra e da vecchio garantista: in un tempo lontano tra le due cose non pareva esserci una contraddizione troppo vistosa) avevo sempre pensato che uno Stato eccessivamente occhiuto e un’informazione eccessivamente invasiva, indifferenti ai diritti dei cittadini, poco importa se potenti o brutti, sporchi e cattivi fossero la quintessenza dell’autoritarismo moderno.

 

Adesso mi sembra di capire che le cose, anche senza scomodare il Grande Fratello, o il circo mediatico-giudiziario, non stiano più così. Che, per placare la sete diffusa di verità e di giustizia, nulla, ma proprio nulla, neanche quel che succede sotto le lenzuola, debba “essere nascosto al popolo”. E che anzi il “popolo” in questione quasi si dispiaccia nel constatare che i fatti suoi molto difficilmente diventeranno di dominio pubblico: fosse per lui, li racconterebbe con dovizia di particolari alla De Filippi.

 

Messo in mezzo tra l’incudine del ddl sulle intercettazioni e il martello di questo senso comune, non so onestamente che cosa pensare. Ci fosse in giro un po’ di ragionevolezza, si metterebbe da parte questo ddl e, senza concedere nulla al senso comune di cui sopra, si ripartirebbe da capo, cercando di buttar giù insieme, maggioranza e opposizione, non una legge vendicativa, in una direzione o nell’altra, ma delle norme sensate, e garantiste nei confronti di tutte le parti in causa. Qualcuna (niente di eccezionale) ne avrei in mente anch’io.

 

Per esempio. Nella fase delle indagini preliminari, basterebbe attribuire al magistrato la responsabilità oggettiva del segreto, stabilendo le sanzioni cui andrebbe incontro se il segreto venisse violato, per porre un bel limite al mercato nero delle notizie. E nella fase successiva, quando il segreto non c’è più, non sarebbe male se accusa e difesa, con un giudice terzo, stabilissero quali carte hanno rilevanza per il processo, e sono dunque pubblicabili, e quali no, e vanno quindi non archiviate, ma distrutte.

 

Potrei proseguire con altre, con simili ovvietà. Ma sono così spaesato che immagino non interessino nessuno. E dunque mi fermo qui.

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COMMENTI
04/06/2010 - Qualche osservazione tecnica (Franco Labella)

Quanto scrive Franchi è, nel complesso condivisibile. Ho la sensazione, però, che sfuggano alcuni particolari nella parte propositiva dell'articolo e precisamente quando Franchi scrive : "Nella fase delle indagini preliminari, basterebbe attribuire al magistrato la responsabilità oggettiva del segreto, stabilendo le sanzioni cui andrebbe incontro se il segreto venisse violato, per porre un bel limite al mercato nero delle notizie." A parte che in diritto penale non esiste il concetto di "responsabilità oggettiva", mi limito a far osservare che il nostro Codice penale vigente, all'art.326, prevede già che "Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualita', rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se l'agevolazione e' soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.Omissis." Temo che a molti sfugga il fatto che le norme per punire i colpevoli della fuga di notizie esistono già. Perchè non le si applica? Questo è un altro discorso che, però, non verrebbe risolto dal ddl ammazzainformazione più che salvaprivacy. Franco Labella