BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SCENARIO/ Io, giornalista, spiazzato tra giustizialisti e garantisti

Sul ddl intercettazioni è scontro tra garantisti e giustizialisti. «Tra l’incudine del ddl e il martello di un nuovo senso comune», PAOLO FRANCHI parla del suo punto di vista di giornalista

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Lo confesso. Più questa storia del disegno di legge sulle intercettazioni va (si fa per dire) avanti, più io mi sento spaesato. Niente è più lontano da me dall’idea di ostacolare le indagini della magistratura, perché la magistratura la rispetto, eccome, anche se non me la sentirei di dire lo stesso per tutti i magistrati.

 

E, visto oltretutto che da una vita cerco di fare non eroicamente, certo, ma dignitosamente sì, il giornalista, niente mi è più caro della libertà di informazione. Che, a guardarla dal punto di vista dei cittadini, è la libertà di essere informati, senza la quale non si danno né democrazia né opinione pubblica, ma anche quella di vedere tutelata la propria privacy.

E, a guardarla dal punto di vista chi fa il nostro mestiere, coincide in primo luogo con il diritto-dovere di dare, se hanno qualche interesse, tutte le notizie di cui entriamo in possesso, ma anche di vagliarne le fonti e la sostanza, cercando in ogni modo di non fare vittime innocenti.

Proprio perché la vedo, molto banalmente, così, questo ddl mi preoccupa assai. Spero che abbia ragione Giorgio Napolitano, quando dice che il confronto parlamentare può migliorarlo non poco, e dunque renderlo meno preoccupante. Ma non sono per niente tranquillo lo stesso, come non lo sono tutti i giornalisti italiani.

Il guaio è che, con il passare dei giorni, mi preoccupano sempre di più anche altre cose. Per essere chiari: non le contestazioni ragionevoli all’impianto stesso della legge, oltre che, si capisce, ad alcuni suoi articoli particolarmente inquietanti, ma un certo qual senso comune che si va estendendo e rafforzando nel vasto campo dei suoi oppositori.

Secondo il quale la situazione attuale va benissimo, e la sola idea di regolamentarla altrimenti è deplorevole. Perché i bravi cittadini non hanno niente da nascondere, e quindi, se occorre, non si fanno problemi a essere intercettati e a vedere le intercettazioni che li riguardano lanciate sul web, trasmesse in tv e trascritte sulle pagine dei giornali.

E chiunque dica: mettiamo dei paletti, o qualcosa da nascondere ce l’ha in prima persona, o è solidale, quanto meno “oggettivamente”, con quelli che non vogliono che la verità venga a galla. Tutto questo, è quasi inutile ricordarlo, viene rappresentato come una sacrosanta battaglia democratica per la trasparenza, persa la quale cederebbero tutti gli argini, e ci avvieremmo a tappe forzate verso lo Stato di polizia. Anzi, diciamola tutta: verso il fascismo.

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
04/06/2010 - Qualche osservazione tecnica (Franco Labella)

Quanto scrive Franchi è, nel complesso condivisibile. Ho la sensazione, però, che sfuggano alcuni particolari nella parte propositiva dell'articolo e precisamente quando Franchi scrive : "Nella fase delle indagini preliminari, basterebbe attribuire al magistrato la responsabilità oggettiva del segreto, stabilendo le sanzioni cui andrebbe incontro se il segreto venisse violato, per porre un bel limite al mercato nero delle notizie." A parte che in diritto penale non esiste il concetto di "responsabilità oggettiva", mi limito a far osservare che il nostro Codice penale vigente, all'art.326, prevede già che "Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualita', rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se l'agevolazione e' soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.Omissis." Temo che a molti sfugga il fatto che le norme per punire i colpevoli della fuga di notizie esistono già. Perchè non le si applica? Questo è un altro discorso che, però, non verrebbe risolto dal ddl ammazzainformazione più che salvaprivacy. Franco Labella