BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

ESCLUSIVA/ Intervento di Joseph Weiler davanti alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

13. Consideriamo una raffigurazione della Regina d’Inghilterra appesa in classe. Come la Croce, quella immagine ha un significato duplice. È l’immagine del Capo di Stato. Ed è anche l’immagine del Capo titolare della Chiesa d’Inghilterra. È quasi come il Papa, che è sia Capo di Stato, sia Capo di una chiesa. Sarebbe accettabile per qualcuno richiedere che la foto della Regina non debba stare appesa nelle scuole per il fatto che non è compatibile con le loro convinzioni religiose e il loro diritto di educazione, perché sono cattolici, ebrei o mussulmani? O con la loro convinzione filosofica, perché sono non credenti? Potrebbero la Costituzione irlandese, o quella tedesca non stare appese in una classe o non venire lette in classe, dal momento che nei loro Preamboli troviamo un riferimento, nella prima, alla Santa Trinità e a Gesù Cristo Divino Signore, e, nella seconda, a Dio? Di sicuro il diritto di libertà dalla religione deve garantire che un alunno che non ne abbia voglia, possa non essere coinvolto in un atto religioso, possa non partecipare a un rituale religioso, o non debba avere una qualche affiliazione religiosa come condizione per dei diritti statali. Lui, o lei, dovrebbero certamente avere il diritto di non cantare God save the Queen, Dio salvi la Regina, se questo contrasta con la loro visione del mondo. Ma può, questo studente, chiedere che non lo canti nessuno?

 

14. Questa qualità europea rappresenta una enorme lezione di pluralismo e tolleranza. Tutti i bambini in Europa, atei o credenti, cristiani, mussulmani ed ebrei, imparano come parte della loro eredità europea che l’Europa insiste da una parte sul loro diritto di praticare una religione liberamente - entro i limiti di rispettare i diritti degli altri e l’ordine pubblico - e dall’altra sul loro diritto di non credere affatto. Allo stesso tempo, come parte di questo pluralismo e di questa tolleranza, l’Europa accetta e rispetta una Francia e una Inghilterra, una Svezia e una Danimarca, una Grecia e una Italia, ognuna delle quali ha modi molto differenti di riconoscere, da parte dello Stato e negli spazi pubblici, simboli religiosi avallati pubblicamente.

 

15. In molti di questi stati non-laïque, grandi settori della popolazione, forse persino la maggioranza, non sono più credenti. Ma il groviglio continuo di simboli religiosi nello spazio pubblico, e da parte dello Stato, è accettato dalla popolazione secolarizzata ancora come parte della identità nazionale, e come atto di tolleranza verso i propri connazionali. Potrebbe anche essere che, un giorno, la popolazione britannica, esercitando la propria sovranità costituzionale, voglia liberarsi della Chiesa d’Inghilterra, come fecero gli svedesi. Ma questo è compito loro, non di questa egregia Corte, e la Convenzione non è mai stata di certo interpretata come per forzarli a farlo. L’Italia è libera di scegliere di essere laïque. Il popolo italiano può democraticamente e costituzionalmente scegliere di avere uno Stato laïque (e non è una questione per questa Corte se il crocefisso sui muri sia compatibile o meno con la Costituzione italiana, bensì per la Corte italiana). Ma il ricorrente, la Sig.ra Lautsi, non vuole che questa Corte riconosca il diritto dell’Italia di essere laïque, ma imporglielo come dovere. Questo non trova un fondamento nel diritto.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l'articolo