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ESCLUSIVA/ Intervento di Joseph Weiler davanti alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

21. Oggi, nei nostri Stati, la principale frattura sociale che riguarda la religione non è tra, diciamo, cattolici e protestanti, ma tra il credente e il “laico”.
La laïcité, non è una categoria vuota che significa assenza di fede. In tanti la considerano un ricco punto di vista che mantiene, inter alia, la convinzione politica che la religione trova un solo posto legittimo nella sfera privata, e che non può esserci alcuna commistione tra l’autorità pubblica e quella della religione. Per esempio, solo scuole secolari saranno finanziate dallo stato. Le scuole religiose devono essere private e non godere di aiuto pubblico. È una posizione politica, rispettabile, ma certamente non “neutrale”.
I non-laïque, benché rispettino in toto la libertà di e dalla religione, abbracciano anche alcune forme di religione pubblica, di cui ho già parlato. La laïcité vuole uno spazio pubblico denudato, un muro in classe privo di ogni simbolo religioso. È giuridicamente disonesto adottare una posizione politica che divide la nostra società, e pretendere che in qualche modo sia neutrale.

 

22. Alcuni Paesi, come i Paesi bassi e il Regno Unito, hanno in mente il problema. Nel campo dell’educazione, questi Stati non intendono il loro essere neutrali come favorire il secolare in opposizione al religioso. Così, lo Stato finanzia scuole pubbliche laiche, e nella stessa misura, scuole pubbliche religiose.

 

23. Se la tavolozza sociale di una società fosse solo composta di gruppi blu, gialli e rossi, allora il nero - l’assenza di colore - sarebbe un colore neutro. Una volta, però, che le forze sociali di una società si sono appropriate del nero come proprio colore, allora questa scelta non è più neutrale. Il secolarismo non favorisce un muro privo di tutti i simboli di uno Stato; sono solo i simboli religiosi che hanno l’anatema.

 

24. Quali sono le conseguenze di tutto ciò sull’educazione?

 

25. Consideriamo la seguente storia di Marco e Leonardo, due amici che stanno cominciando la scuola. Leonardo va a trovare Marco a casa sua. Entra, e nota un crocefisso: «Che cos’è?», gli chiede. «Un crocefisso - perché, non ne avete uno? Ogni casa dovrebbe averne uno». Leonardo ritorna a casa agitato. La sua mamma, con pazienza, gli spiega: «Loro sono cattolici praticanti. Noi no. Noi seguiamo le nostre convinzioni». Ora immaginiamo una visita di Marco a Leonardo. «Caspita!», esclama «nessun crocefisso? Un muro vuoto?» «Noi non crediamo in queste assurdità», gli dice il suo amico. Marco ritorna a casa agitato. «Sì, noi abbiamo le nostre convinzioni». Il giorno dopo entrambi i bambini vanno a scuola. Immaginiamo la scuola con un crocefisso. Leonardo ritorna a casa agitato: «La scuola è come la casa di Marco. Sei sicura, mamma, che vada bene non avere un crocefisso?». Questo è il nocciolo della domanda di Lautsi. Ma immaginiamoci, anche, che in questo primo giorno di scuola i muri siano vuoti. Marco tornerebbe a casa agitato. «La scuola è come la casa di Leonardo», griderebbe «Vedi, te l’avevo detto che non ne abbiamo bisogno».

 

26. Ancora più allarmante sarebbe una situazione in cui i crocefissi, che stavano sempre là sul muro, di colpo venissero rimossi.

 


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