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SCENARIO/ Casini si "infila" tra Berlusconi e Bossi per aprire la crisi di governo?

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Le distanza tra le due anime del Pdl è al massimo storico, basta leggere cosa dicono i finiani del ddl intercettazioni e delle possibili dimissioni del coordinatore azzurro Verdini. L’aggressività della piccola truppa del Presidente della Camera si scontra sempre più con l’insoddisfazione degli azzurri che chiedono a gran voce la resa dei conti. Anche le ultime dichiarazioni di Schifani vanno lette in questo senso.

La rottura secondo lei è inevitabile?

I berlusconiani chiedono insistentemente una scelta definitiva: “o dentro o fuori”. Alle condizioni che gli vengono poste però Fini non può rimanere. Se non ci saranno sorprese c’è da aspettarsi una separazione, più o meno consensuale, in autunno. 

Nascerà un nuovo partito finiano all’interno del centrodestra o nel nuovo e ipotetico terzo polo?

Il primo passo potrebbe essere la formazione di un gruppo parlamentare ancorato alla maggioranza. Un gruppo dal valore forse più simbolico che numerico, ma non dimentichiamoci che i simboli in politica hanno il loro peso. Dipenderà poi da come si realizzerà questo strappo, se sarà una separazione consensuale o se si tratterà di una vera e propria espulsione.
Di terzo polo, invece, si parla da anni, lo stesso Fini ci aveva provato in passato con Mario Segni. Resta però un’ipotesi politica che si potrà realizzare solo davanti a una prospettiva elettorale immediata. 

Un altro fronte aperto per il governo è quello con le Regioni. La trattativa sulla Manovra non è andata a buon fine e ha causato l’inedito scontro tra il ministro Tremonti e alcuni governatori del Pdl e della Lega…

È uno degli aspetti più schizofrenici di questa maggioranza: da un lato sventola la bandiera del federalismo, dall’altro si accanisce sulle regioni e su alcuni governatori considerati fino a ieri un fiore all’occhiello per tutto lo schieramento. D’altra parte la scelta miope di Tremonti di non intervenire sui grandi patrimoni, le ricchezze finanziarie e le banche andava fatta pagare a qualcuno. 

L’ennesimo scoglio che attende il governo sarà infine il ddl intercettazioni con il suo carico di malumori proveniente dal Quirinale e dal mondo della stampa…