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SCENARIO/ Folli: ecco il "tutti contro tutti" del post-berlusconismo

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«Il clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro Paese non è d'aiuto. Impedirò il ritorno a un passato che gli italiani non vogliono più». Con queste parole, ieri sera, Silvio Berlusconi è sembrato voler reagire a una delle fasi più difficili e confuse di questa legislatura. Le divisioni interne tornano a emergere in tutta la loro complessità, alimentate da nuove inchieste giudiziarie, gli attriti irrisolti si ripropongono con maggiore forza, mentre tornano all’ordine del giorno nuovi scenari di larghe intese, fino a poco tempo fa inimmaginabili. «Quello del premier - dice Stefano Folli a IlSussidiario.net - è uno sfogo da leggere in un’ottica interna allo scontro nel Pdl. È l’ennesima tappa del duello con Fini, anche se si sta spostando su un terreno sempre più scivoloso».

Cosa intende?

Berlusconi soffre moltissimo la “tattica del carciofo” della minoranza finiana che ogni giorno stacca una foglia e attacca quella successiva. Davanti all’ultima offensiva dei finiani per il premier non sembrano esserci alternative: o accetta le dimissioni di Cosentino (e di tutti gli altri) o le rifiuta e rischia la sfiducia. Per ora sembra solo in grado di alzare la voce, minacciando epurazioni, in realtà non sa come evitare che la questione morale esploda.

Secondo lei non cederà?


No, anche se fare quadrato attorno a Cosentino, personaggio su cui è difficile prevedere cosa potrà ancora venir fuori, è molto pericoloso. Berlusconi però non vuol cedere alle pressioni esterne e così presta il fianco agli uomini di Fini sul tema della legalità.
C’è da dire che se fossimo in un momento “normale” della storia politica italiana, al di là delle responsabilità penali, un politico che finisse in una situazione di questo tipo, per ragioni di pura opportunità politica, darebbe le dimissioni.

Mentre il logoramento interno continua, il “riavvicinamento” di Casini cosa può comportare?



 

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COMMENTI
14/07/2010 - In politica non valgono le idee ma le persone (PAOLA CORRADI)

Forse Berlusconi avrebbe dovuto saperlo, che le idee non reggono e che sono le persone che portano avanti le idee. Tante belle teorie all'atto pratico crollano come castelli di carta. La manovra ad es. sembra essere, una teoria che male si applica alla realtà. Si scopre quindi una Lega ricca di ideali ma povera di contenuti! Tra l'altro del federalismo è rimasto solo l'aspetto meramente fiscale con regole di prelievo ancora Romane! E' la Lega che si è romanizzata o è Roma che si è leghizzata? Entrambi i casi mi sembrano comunque stonati!