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SCENARIO/ Ostellino: la rivoluzione fallita di Berlusconi rischia di consegnare il paese ai nuovi "fascisti"

Pubblicazione:giovedì 15 luglio 2010

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

 

Il fatto che gli italiani non credono nelle libertà e nelle conseguenti responsabilità. Noi non siamo cittadini, la nostra massima ambizione è quella di essere governati come sudditi. Basti pensare all’enormità di divieti e alla violazione di diritti individuali che informano la nostra vita pubblica, dall’inversione dell’onere della prova a carico dell’accusato in materia fiscale all’esecutorietà della sanzione amministrativa, e tutto senza che noi battiamo ciglio. La crisi del berlusconismo è una delle tanti disillusioni di questo paese: il demiurgo doveva risolvere i problemi ma non l’ha fatto, e per una ragione molto semplice e cioè che il paese, in fondo, nemmeno voleva che fossero risolti. Berlusconi stesso si è prontamente adeguato al paese: lo rispecchia, ed è questa la ragione del suo successo.

 

Esiste però una stampa ferocemente antiberlusconiana.

 

Ma questa stampa alimenta un’antipolitica paradossalmente funzionale alla perpetuazione di questo fascismo. Si potrebbe ritenere che tenga vivo l’«antifascismo», ma non si ricorderà mai abbastanza che l’antifascismo ideologico è determinato interamente dalla sua opposizione al fascismo.

 

E la sinistra?

 

L’unica cosa che la tiene in piedi è l’antiberlusconismo: il gridare al tiranno e all’attentato contro la libertà di informazione. La sinistra non ha identità, non ha idee, non sa nemmeno lei stessa cosa vorrebbe. In realtà essa non c’è più: è scomparsa. I giornali non inducono a riflettere su questo stato di cose. Sono pro o contro Berlusconi, ma chi parla delle decisioni illiberali che mortificano il cittadino? Chi ha parlato a fondo delle ultime leggi approvate dal parlamento in materia fiscale?

 

A proposito del caos attuale lei ha scritto di una «sindrome di Weimar» e dei suoi potenziali rischi. Quali sono?

 

Di fronte ad una politica che non riesce più ad avere un ruolo di direzione, di fronte al fatto che sono le corporazioni che governano il paese, e che la stessa funzione pubblica è diventata una corporazione, come si vede dal conflitto tra il potere centrale e le regioni, sale nell’opinione pubblica il desiderio di una tecnocrazia che decida sulla base di una visione scientifica, e perciò astratta, della società. Il primo atto di una tecnocrazia è fare a meno della sovranità popolare.

 

Non potrebbero essere i tecnocrati a risolvere finalmente i problemi del paese?

 

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COMMENTI
15/07/2010 - senza una coraggiosa visione strategica (Fabrizio Terruzzi)

Berlusconi ha rivoluzionato ben poco perché le rivoluzioni sono dolorose ed elettoralmente rischiose. La sua anima è populistica, un poco peronista, dei vantaggi senza sacrifici, del raccolto facile per tutti, senza una coraggiosa visione strategica. Es.: ridurre le tasse? Peccato che questo implichi la riduzione dei servizi erogati dalla Stato (come, quali), il riciclo nel privato di un mezzo milione di impiegati pubblici o ”clienti politici” e lo sviluppo di una decisa politica di promozione industriale perchè questi nuovi posti di lavoro si creino. Cosette da poco insomma. Per cui a parte il blà, blà, poco o niente. Peccato che dalla sinistra non ci si possa attendere niente di meglio.