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SCENARIO/ Ostellino: la rivoluzione fallita di Berlusconi rischia di consegnare il paese ai nuovi "fascisti"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

No, perché la tecnocrazia attuerebbe l’ennesimo tentativo di applicare alla realtà sociale una formula razionalistica, mentre la risoluzione dei problemi può scaturire solo dalla libertà. Se non si ha fede nella capacità degli uomini di decidere individualmente e soggettivamente, ciascuno secondo i propri interessi, le proprie preferenze, la propria concretezza, il proprio stile di vita e la propria esigenza di felicità, resta solo il razionalismo e quindi l’oppressione. Ci devono essere meno regole possibili: solo quelle che ci impediscono, nel perseguire il nostro ideale di felicità, di arrecare un danno agli altri.

 

Ha ragione o no Berlusconi nello stigmatizzare un’offensiva «giacobina e giustizialista»?

 

Che ci sia una parte minoritaria, sottolineo minoritaria, della magistratura che persegue un disegno egemonico animata da una visione provvidenzialistica della giustizia, è un fatto acquisito per chi è libero da preconcetti. Oggi certi magistrati sono alla ricerca del peccato, non del reato. Cosa vuol dire che l’accusato è «reticente nell’accettare i fondamenti dell’accusa»? È un suo diritto rifiutarli, perché mai dovrebbe accettarli? Il magistrato deve condannare i reati sulla base del codice, non sulla base della sua concezione di società. In questo Berlusconi ha ragione, c’è una magistratura giacobina. Ma il dramma è che questo riguarda molto più il cittadino comune che non Berlusconi e i suoi problemi con la giustizia.

 

Prima lei ha detto che Berlusconi ha ceduto alle logiche corporative. Cosa intende?

 

In Italia il potere politico, per secoli comunale, infine diventato statuale con l’unità d’Italia, ha sempre svolto un ruolo di mediazione tra le corporazioni. Questa mediazione è storicamente consistita nel distribuire le risorse esistenti ai vari partecipanti, secondo criteri soggettivi. La crisi economica però ha privato il potere di risorse da ridistribuire ed esso è diventato una corporazione in guerra con le altre.

 

Questo che c’entra con la leadership di Berlusconi?

 

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COMMENTI
15/07/2010 - senza una coraggiosa visione strategica (Fabrizio Terruzzi)

Berlusconi ha rivoluzionato ben poco perché le rivoluzioni sono dolorose ed elettoralmente rischiose. La sua anima è populistica, un poco peronista, dei vantaggi senza sacrifici, del raccolto facile per tutti, senza una coraggiosa visione strategica. Es.: ridurre le tasse? Peccato che questo implichi la riduzione dei servizi erogati dalla Stato (come, quali), il riciclo nel privato di un mezzo milione di impiegati pubblici o ”clienti politici” e lo sviluppo di una decisa politica di promozione industriale perchè questi nuovi posti di lavoro si creino. Cosette da poco insomma. Per cui a parte il blà, blà, poco o niente. Peccato che dalla sinistra non ci si possa attendere niente di meglio.